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Riabilitazione nutrizionale nei disturbi alimentari infantili: chi detta il ritmo di marcia?

Quando un bambino piccolo smette di mangiare o riduce drasticamente la gamma di alimenti quotidiani, i genitori giustamente si preoccupano della sua crescita e della sua salute. Nei casi in cui non si tratti di una neofobia o di un disagio transitori, è necessario approfondire il fenomeno rivolgendosi a professionisti in grado di farlo.
Nel mio studio arrivano spesso bambini con scarso appetito e con alimentazione selettiva, inviati dai pediatri o per iniziativa spontanea dei genitori. Come altre volte ho precisato, per fortuna non si tratta sempre di disturbi alimentari e spesso il problema si risolve in modo spontaneo e rapido. Quando invece il disagio persiste, è necessario ricorrere alla riabilitazione nutrizionale che ha fondamentalmente due scopi: 1) recuperare un rapporto sereno con il cibo; 2) ripristinare un’alimentazione adeguata che garantisca la copertura dei fabbisogni nutrizionali e la crescita in buona salute. Per procedere sono necessari un’attenta e profonda anamnesi nutrizionale e clinica, la valutazione dei dati antropometrici attuali e pregressi del bambino, del rischio nutrizionale, del comportamento alimentare del piccolo e di tutti gli altri componenti della famiglia. A volte diventa imprescindibile la consultazione di altri professionisti (logopedista, otorino, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta, terapista occupazionale). Il percorso può non rivelarsi lineare, rapido e semplice come tutti ci auguriamo. E, sembra ovvio ma in pratica non lo è quasi mai, a dettare il ritmo di marcia è proprio il bambino, con le sue risposte, i suoi progressivi adattamenti, le sue paure e le sue naturali abilità.
Cosciente del livello di frustrazione e preoccupazione dei genitori, ho l’abitudine di comunicare subito, al primo colloquio, che la complessità e la durata di questi percorsi sono imprevedibili a priori. E’ necessario comprendere infatti che, quando per un bambino piccolo il cibo diventa un nemico da cui difendersi e motivo di disagio profondo, il percorso di riabilitazione nutrizionale non può limitarsi a una mera prescrizione dietetica e, cosa importantissima, deve tener conto dell’individualità: ogni bambino ha il suo passato, le sue esperienze, il suo stato di salute, la sua genetica, i suoi genitori, le sue relazioni. A volte dico alle mamme e ai papà che bisogna andare a riprendere il loro bambino là dove ha interrotto la sua relazione pacifica e naturale con il cibo: tornare indietro, anche fino allo svezzamento, o ancora prima, alle primissime esperienze sensoriali, per ricostruire, rassicurare, lasciarlo sperimentare, manipolare, gustare. Fino a raggiungere quel grado di esperienza, fiducia e gratificazione che ogni essere umano costruisce intorno all’alimentazione durante la propria crescita.
Non è facile spiegare a priori in cosa consiste un percorso del genere, per il semplice motivo che non ne esiste uno uguale all’altro. Ci sono bambini che necessitano di innumerevoli assaggi prima di fidarsi di un certo sapore o dell’aspetto di quel dato alimento. Altri, invece, hanno difficoltà con le tessiture dei vari cibi: per cui si procede con la manipolazione e l’integrazione dei vari sensi che concorrono a formare il gusto e l’accettazione. Pertanto, a ogni bambino il suo percorso. Così come a ogni genitore la sua “cassetta degli attrezzi” di educazione alimentare con la quale imparare a gestire i momenti difficili e a procedere per piccoli passi e obiettivi raggiungibili. Imprescindibile, la fiducia nelle abilità del piccolo che, con i suoi tempi e i suoi modi, troverà la strada per svilupparne di nuove e più complete.
Diventare grandi è un’avventura imprevedibile!

 

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Che cos’è l’ARFIDF, cioè Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo? 

Informazioni su ARFID (Avoidant-Restrictive Food Intake Disorder)

  • E’ il secondo disturbo alimentare più comune nei bambini di età pari o inferiore a 12 anni.
  • Può essere diagnosticato in bambini, adolescenti e adulti.
  • Le persone con ARFID sono ad alto rischio per altri disturbi psichiatrici, in particolare l’ansia, depressione, e disturbi del comportamento alimentare (soprattutto, anoressia).
  • Il 20% delle persone con ARFID è di sesso maschile.

 

 

Sintomi

  • Alimentazione monotona e o disordinata caratterizzata da mancanza di interesse per il cibo, estrema selettività, ansia e paure per le conseguenze negative dell’alimentazione (ad es. vomito, soffocamento, reazione allergica).
  • L’alimentazione selettiva non è dovuta alla mancanza di risorse disponibili, né a un pervicace controllo del peso e delle forme corporee (come accade nell’anoressia).
  • Può essere accompagnato da:
    • significativa perdita di peso o mancato aumento di peso e altezza
    • carenza nutrizionale (ad es. anemia sideropenica, carenza vitaminica, ecc.).
    • alterazione del funzionamento psicosociale (poca propensione alle amicizie e alla serena condivisione dei momenti conviviali).

Quando sospettare un ARFID?

  • Assunzione limitata o ridotta accompagnata da malessere generale (mal di pancia, mal di testa, problemi gastrointestinali vari).
  • Mancanza di appetito o interesse per il cibo.
  • Paura di soffocamento o vomito.
  • Incapacità o riluttanza a mangiare davanti agli altri (ad es. a scuola, a casa di un amico, al ristorante).
  • Neofobia non risolta in età scolare.
  • Progressiva riduzione della gamma di cibi accettati.

Conseguenze sulla salute

  • Problemi di crescita sia in peso che in altezza.
  • Malnutrizione per difetto con conseguenti affaticamento, debolezza, unghie fragili, perdita di capelli o capelli secchi, difficoltà di concentrazione e riduzione della densità ossea.
  • Perdita di peso o sottopeso grave.
  • Esposizione ad altre patologie.

Domande più frequenti

  • Si può trattare? Sì, esistono dei protocolli di trattamento basati sulla desensibilizzazione sensoriale, il ripristino della copertura dei fabbisogni nutrizionali e l’educazione alimentare rivolta sia al bambino che alla famiglia.
  • Ci sono patologie che possono esporre più frequentemente all’ARFID? E’ stato visto che i bambini con autismo mostrano una maggiore frequenza di selettività alimentare. Ma ARFID può manifestarsi anche in pazienti con sviluppo tipico che hanno subito piccoli traumi in tenerissima età (vomito frequente, sondino naso-gastrico, o altro).
  • Quali sono i professionisti più adeguati al trattamento di ARFID)? È opportuno ce il paziente sia valutato da un medico (pediatra, neupsichiatra, altro specialista) perché formuli una diagnosi esatta. Sarà compito del nutrizionista provvedere alla riabilitazione nutrizionale e all’educazione alimentare. Rispetto alla desensibilizzazione sensoriale è opportuno affidarsi a personale appositamente formato da cui i genitori possono apprendere gli strumenti necessari a gestire autonomamente il problema. L’importante è affidarsi a professionisti che conoscono questo disturbo alimentare e che hanno strumenti per trattarlo.

(Per informazioni e appuntamenti scrivere a giusi.durso@libero.it, o telefonare al 347 0912780).

Riferimenti bibliografici

Nicely, T., Lane-Loney, S., Masciulli, E., Hollenbbeak, C., & Ornstein, R. (2014). Prevalence and characteristics of avoidant/restrictive food intake disorder in a cohort of young patients in day treatment for eating disorders. Journal of Eating Disorders, 2. Doi: 10.1186/s40337-014-0021-3.

Nicholls, D., Lynn, R., & Viner, R. (2011). Childhood eating disorders: British national surveillance study. The British Journal of Psychiatry, 198, 295-301.

Norris, M., Robinson, A., Obeid, N., ,Harrison, M., Spettigue, W., & Henderson, K. (2014). Exploring avoidant/restrictive food intake disorder in eating disorder patients: A descriptive study. International Journal of Eating Disorders, 47, 495-499.

Ornstein, R., Rosen, D., Mammel, K., Callahan, T., Forman, S., Jay, M., et al. (2013). Distribution of eating disorders in children and adolescents using the proposed DSM-5 criteria for feeding and eating disorders. Journal of Adolescent Health, 53, 303-305.

Zucker, N., Copeland, W., Franz, L., Carpenter, K., Keeling, L., Angold, A., et al. (2015). Psychological and psychosocial impairment in preschoolers with selective eating. Pediatrics, 136, 1-9

Per ulteriori informazioni, si possono consultare i seguenti siti:

https://www.ipsico.it/news/arfid-restrizione-evitamento-cibo-bambini/

https://www.istitutobeck.com/disturbo-evitante-restrittivo-assunzione-cibo

https://www.unabreccianelmuro.org/interventi-sulla-selettivita-alimentare/

https://www.aidap.org/2017/che-cose-il-disturbo-evitanterestrittivo-dellassunzione-del-cibo-arfid/

https://keltyeatingdisorders.ca/wp-content/uploads/2017/04/ARFID_NEDA.pdf

 

 

 

 

Immagini di Giusi D’Urso