Archivi per la categoria ‘Nutrizione’

Basta il giusto

venerdì, 20 gennaio 2012

Incontro con Andrea Segrè sui percorsi possibili verso

una società sufficiente e felice!


venerdi 2 marzo alle ore 10 e 30
Al Podere del Grillo
via Serra 3 San Miniato (PI)


Andrea Segrè, professore ordinario di politica agraria
e preside della facoltà di agraria,
università degli studi di bologna
autore del libro “Basta il giusto”,
pubblicato da Altraeconomia Edizioni nel novembre 2011

Giusi D’Urso, biologa nutrizionista, educatrice alimentare.

Moderatore intrattenitore
Giacomo Caramelli

e’ un’iniziativa

della Confederazione Italiana Agricoltori di Pisa

Back to school: il dilemma dello spuntino

martedì, 6 settembre 2011

Fra qualche giorno la campanella dismetterà la polvere estiva e ricomincerà a fare il suo dovere quotidiano. Sta per iniziare la scuola e, insieme all’emozione del primo giorno, allo sfoggio di nuovi zaini e nuovi libri, farà capolino anche il dilemma della merenda di metà mattinata, un problema che spesso nasce anche dal fatto che molti bambini non fanno una colazione adeguata. Il salto della colazione è, infatti, un errore molto diffuso fra le famiglie italiane e ha, fra i molti effetti, anche quello di una “destrutturazione” del piano alimentare giornaliero, portando a mangiare troppo agli spuntini e troppo poco ai pasti principali. Negli ultimi anni sono stati moltissimi gli studi sull’obesità infantile che hanno indicato il salto della colazione quale uno dei fattori di rischio più importanti.

Saltare la colazione può dipendere da molti fattori: il consumo di cene troppo pesanti, la mancanza di sonno, di tempo e di appetito, da una semplice abitudine sbagliata perpetuata dal cattivo esempio degli adulti. Comunque sia, il salto della colazione può indurre calo di attenzione, nervosismo, mal di testa e soprattutto la necessità di consumare uno spuntino molto più calorico del dovuto. Quest’ultima esigenza, unita alla mancanza di tempo al mattino, soprattutto nelle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, spesso trasforma la scelta della merenda in una grossa difficoltà.

Esistono due soluzioni per risolvere il problema: la prima, la più veloce, quella che addirittura evita di porsi alcun dilemma, è il ricorso alle merendine confezionate, veloci, pratiche, molto palatabili, scambiate e condivise con piacere da bambini e adolescenti. La seconda soluzione, quella che può mettere in crisi papà e mamma, è la scelta di spuntini “sani” e casalinghi. Ma, ahinoi, quando si lavora in due, preparare la merenda al mattino può rappresentare un intralcio alla routine, un ostacolo che ci fa perdere minuti preziosi e che, spesso, è causa di malcontenti, tensioni e capricci. Come fare, allora?

Ecco alcuni semplici e pratici consigli per affrontare con serenità il dilemma. Per chi non volesse perdere l’occasione di dare al proprio bambino uno spuntino sano ed equilibrato, oltre alla frutta di stagione, non sempre gradita ed accettata di buon grado, è possibile ricorrere allo yogurt, per il quale serve solo un cucchiaino! In alternativa, potrebbe rivelarsi comodo congelare del pane già affettato in piccole fette sottili, da scongelare appena alzati e spalmare velocemente con della marmellata o del miele (da utilizzare magari anche per la colazione). Un ottimo spuntino è rappresentato anche dal pane e cioccolato, a condizione che si tratti di una piccola porzione di pane, meglio se integrale e tostato, e di cioccolato fondente almeno al 70% o di crema al cioccolato e nocciole priva di grassi vegetali (olio di palma, olio di cocco, ecc.). In alternativa sì anche alla frutta a guscio accompagnata da qualche biscotto fatto in casa il sabato o la domenica o la classica fetta di ciambellone casalingo.

Diciamoci la verità: la frutta è e rimane lo spuntino di elezione. Ma, com’è noto, è molto difficile vedere nelle nostre scuole bambini che sgranocchiano allegramente e disinvoltamente una mela, nonostante i vari progetti ministeriali e le numerose campagne di sensibilizzazione. Chiediamoci perché. Prima di tutto hanno paura di essere presi in giro dai coetanei che quotidianamente tirano fuori dallo zaino barrette di ogni genere, patatine fritte, e merendini delle marche più pubblicizzate; altri motivi potrebbero essere rappresentati dallo scarso gradimento e dall’eccessivo appetito: un bambino che abitualmente non consuma frutta è difficilissimo che accetti di portarla a scuola e se salta la colazione non si accontenterà facilmente di una mela.

Non c’è via d’uscita, penserete! Sì, ce n’è più di una, invece. Prima di tutto dobbiamo lavorare sulla cena, rendendola un pasto leggero, digeribile ed equilibrato. Consumarla entro le 20:30, per consentire il completamento della digestione prima di andare a dormire. Il sonno, poi, non è da sottovalutare. Dormire a sufficienza significa, infatti, svegliarsi riposati, alzarsi in tempo per colazione e magari con appetito. Lavoriamo anche sulla prima colazione dedicandole un po’ di tempo. Se si va a letto ad un’ora adeguata ci si potrà permettere di alzarsi mezz’ora prima per tostare del pane e consumare una colazione adeguata a base di latte o yogurt, succo d’arancia, biscotti o dolce casalingo, magari insieme a tutta la famiglia, rendendola così un gradevole momento di condivisione e di scambio che può aiutare tutti a cominciare bene la giornata. Se la colazione sarà varia, equilibrata ed abbondante, per la merenda a scuola sarà sufficiente davvero uno yogurt alla frutta o una mela.

L’esempio, si sa, è uno strumento educativo importante che si rivela necessario anche nell’educazione alimentare. Fare colazione tutti insieme, mangiare spesso la frutta di stagione ed evitare di acquistare snack inadeguati aiuterà i vostri figli a fare le scelte giuste.
Per chi, invece, scegliesse la via più semplice, cioè quella dei prodotti confezionati, è consigliabile leggere con molta attenzione le etichette, evitando l’acquisto di prodotti contenenti grassi vegetali, coloranti, conservanti e aromi, quelli ad alto contenuto di zuccheri e sale (molto gradevoli al palato ma nutrizionalmente poveri). Anche in questo caso, però, sono validi i suggerimenti relativi alla cena e alla prima colazione, poiché, come abbiamo visto, il consumo dello spuntino non fa storia a sé, ma è parte importante del piano alimentare quotidiano la cui importanza è, nel complesso, fondamentale se vogliamo che nostro figlio si nutra in modo adeguato e impari a fare scelte alimentari corrette .

Già pubblicato su Genitori Magazine

Il latte della mamma, buon cibo della vita

giovedì, 4 agosto 2011

(Pubblicato su Salute Donna)

Scrivere di nutrizione infantile è per me, che ho scelto di lavorare coi bambini, sempre una grande gioia. Ma scrivere di allattamento è senza dubbio un’emozione che si rinnova, nel ricordo della mia esperienza di madre e nella gratificazione professionale quotidiana.

L’allattamento, sia esso naturale o artificiale, rappresenta un momento decisamente magico che connota in modo irreversibile e profondo il rapporto tra il bambino e la sua nutrice.

Tutti sanno che il latte materno è l’alimento ideale per il bambino durante i primissimi anni di vita e che, dal sesto-settimo mese in poi, esso accompagna lo svezzamento, continuando ad apportare fattori protettivi, oltre che relazionali e psicologici.

La situazione italiana relativamente all’allattamento naturale mette in luce che, nonostante i bambini allattati dalla mamma nei primi mesi siano in notevole aumento, il loro numero è ancora inferiore agli standard ottimali. Dato, questo, che deve farci riflettere sulla “cultura” dell’allattamento naturale e sulle strategie che enti e strutture preposti devono mettere sul campo per guidare le madri ed aiutarle a scegliere, in serenità e consapevolezza, il tipo di allattamento da proporre al proprio bambino.

Il latte materno contiene un’ampia gamma di nutrienti e componenti, variabili sia intra- che inter-individualmente e tra popolazioni che lo rendono assolutamente unico. Ogni madre produce, peraltro, il latte adeguato al suo bambino e la percentuale di madri che non possono allattare (per gravi malattie o per insufficienza di latte) è davvero molto bassa. I vantaggi dell’allattamento, com’è noto da tempo, sono molti: dalla protezione anticorpale alla quantità e qualità di nutrienti adeguata al neonato. Vi è poi una caratteristica fondamentale che oggi, nell’era della Globesity, si rivela quanto mai preziosa: l’effetto protettivo nei confronti del sovrappeso e dell’obesità. Molti studi evidenziano, infatti, l’associazione fra l’allattamento naturale prolungato e la crescita adeguata ed equilibrata del bambino. Questo effetto così importante sembra essere legato alla quantità di proteine che nel latte materno è decisamente inferiore (circa 3,5 volte più bassa)  rispetto al latte vaccino. Un apporto eccessivo di proteine nei primi mesi di vita (latti formulati eccessivamente proteici e/o svezzamento precoce), infatti, provocherebbe un aumento di fattori di crescita ad azione insulino-simile che spingerebbero verso un’eccessiva crescita ed aumento ponderale. Il latte materno, inoltre, contiene sostanze ad azione ormonale, quali la leptina e la grelina, che consentono al neonato di autoregolare il rapporto tra fame e sazietà.

Ma nel caso in cui l’allattamento al seno non sia possibile o non venga, in modo del tutto legittimo, scelto dalla mamma, è necessario utilizzare formule per l’infanzia e posticipare comunque l’introduzione di latte vaccino all’anno di età.

I latti formulati sono costituiti da una base di partenza rappresentata dal latte vaccino, che viene profondamente modificato. Le modificazioni riguardano soprattutto la quantità delle proteine, dei sali minerali, degli acidi grassi e degli zuccheri. In questo modo, i latti ottenuti sono in grado di fornire al bambino tutto ciò di cui ha bisogno senza appesantire il suo metabolismo. Gli sviluppi recenti sulla formulazione hanno come obiettivo quello di riprodurre gli effetti funzionali del latte materno, diversamente dalle primissime formulazioni, che miravano ad emularne soltanto la composizione chimica. Ad esempio, oggi, oltre ai latti speciali come quelli anti reflusso o gli idrolisati che permettono un adeguato intervento nutrizionale in caso di alcune patologie, esistono latti formulati contenenti un profilo amminoacidico più simile a quello del latte materno, oltre che la giusta composizione di acidi grassi polinsaturi a lunga catena, importantissimi per lo sviluppo del sistema nervoso, e a probiotici e prebiotici, fondamentali per il mantenimento della flora batterica intestinale.

L’industria, insomma, viene sicuramente incontro alle mamme e ai loro bambini, ma, come abbiamo visto, si rifà continuamente alla natura e a ciò che essa, con una magica alchimia, produce, perpetua e preserva.

L’alimentazione spiegata ai più giovani: quali strategie?

mercoledì, 18 maggio 2011

Oggi l’educazione alimentare è uno degli argomenti più gettonati. Essa è ritenuta necessaria per far fronte all’epidemia di obesità (Globesity), importante per strutturare buone abitudini nutrizionali nei bambini e negli adolescenti, insostituibile per imparare a leggere le etichette e a fare scelte alimentari consapevoli. Eppure, in reltà, questa disciplina così utile ed interessante viene spesso affrontata in modo frammentario e contraddittorio.

Alcuni paradossi ed incongruenze la connotano. La chiarezza dei messaggi educativi relativi alla necessità di consumare pochi grassi e poco sale, di limitare l’introito di carne ed incrementare quello di vegetali, di preferire cibi “veri”, stagionali e territoriali viene spesso offuscata  e confusa dalla presenza contestuale di messaggi contraddittori ai quali bambini e ragazzi sono sottoposti. Qualche esempio? La presenza di distributori di snack preconfezionati a scuola e nelle palestre, i messaggi pubblicitari che raccontano mezze verità o vere e proprie bugie, la distribuzione nelle scuole di frutta confezionata, cosparsa di antiossidanti e proveniente da lontano, eccetera.

Riflettiamo un attimo: cosa manca? Qual è la vera criticità? Dove sta il bug del sistema?

Probabilmente manca la cosiddetta “visione d’insieme”, ovvero la possibilità di vedere e percepire l’essere umano come parte integrante di un sistema alimentare globale. Aiuterebbe molto, infatti, porre l’attenzione sul concetto di interdipendenza dell’alimentazione umana con tutti i sistemi naturali. Forse questa strategia, messa in atto a scuola, a casa, nei comuni luoghi in cui si fa “educazione”, potrebbe aiutare a mettere a fuoco il vero bug del sistema e rendere l’educazione alimentare più efficace. Così, le domande a cui rispondere non sarebbero solo quelle relative alla salute dell’uomo e agli alimenti più o meno protettivi, ma contemplerebbero una visione più globale e verterebbero sulla possibilità di un’alimentazione sostenibile per tutto il pianeta, essere umano compreso.

Un bel libro di Lang e Heasman, pubblicato nel 2004 (http://aof.revues.org/index237.html) sostiene l’importanza di riconoscere le mutue dipendenze, le relazioni simbiotiche e le forme sottili di manipolazione in campo alimentare e consumistico. Questa prospettiva, che pone al centro dell’educazione e della consapevolezza la salute dell’uomo e dell’ambiente tutto, contrappone dunque alla visione prettamente “biologica” quella “olistica” più garante della salvaguardia della diversità ecologica.

Sarebbe bello se nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole e nelle nostre palestre si potesse ricostruire il legame fra essere umano e ambiente, sia sul piano cognitivo che su quello etico. Sono convinta, infatti, che insegnare con convinzione e coerenza ai nostri bambini e ai nostri adolescenti che tutto ciò che mangiamo proviene da altri esseri viventi e diviene, una volta mangiato, parte di noi li aiuterebbe a rispettare gli alimenti e le loro fonti, a cibarsene con parsimonia e nel modo più adeguato a preservare lo stato di salute. Sono altresì certa che spiegare loro che nutrirsi significa relazionarsi e condividere, che l’agricoltura è parte irrinunciabile del nostro sistema sociale e le tradizioni un patrimonio da preservare, li aiuterebbe a crescere più consapevoli delle loro origini e più rispettosi dell’ambiente che un giorno sarà la loro casa.

Gusto, svezzamento e neofobie. Il ruolo dell’esperienza e dell’esempio.

venerdì, 11 febbraio 2011

Quando un bambino comincia a camminare, generalmente, sviluppa una resistenza ai nuovi alimenti. Gli esperti sottolinenano che si tratta di una fase normale durante la quale il bambino non vuole, e non può, rinunciare alle sue certezze, perchè queste lo rendono più forte e lo incoraggiano a nuove esperienze. Il rifiuto di cibi nuovi e sconosciuti è chiamato “neofobia” ed è un meccanismo innato e collaudato per milioni di anni, che in passato probabilmente ha permesso la sopravvivenza nei primissimi ani di vita.

Oggi, purtroppo, le neofobie riguardano più del 20% dei bambini e si prolungano negli anni successivi della vita infantile, spesso cronicizzandosi e portando ad una alimentazione poco variata e carente. Il ruolo della famiglia e della società è fondamentale nel fornire al bambino gli strumenti per superare le neofobie.Pensate: il rifiuto di un alimento è inversamente proporzionale al numero delle offerte di quello stesso alimento. Un lungo e paziente lavoro, fatto di tentativi e buon esempio, può dare ottimi risultati: per ottenere l’adattamento e l’accettazione di un alimento inizialmente respinto sono necessarie, infatti, almeno 7-8 esposizioni prima che il bambino accetti quell’alimento e provi ad assaggiarlo.
L’esposizione precoce ad una grande varietà di sapori è, dunque, la strada maestra  per promuovere nel bambino il desiderio dell’assaggio, soprattutto dei cibi generalmente meno graditi, quali frutta e verdura.
Lo svezzamento, in quest’ottica, fornisce un’ottima occasione di educazione al gusto, che l’industria alimentare, votata al profitto e a scelte globali, tende a scoraggiare. Le esperienze precoci  della fase di svezzamento iniziano a stabilire un percorso di scelte alimentari positive (o negative) che continuano a persistere nel tempo.
Il ruolo della famiglia è fondamentale, in quanto può fornire la strategia chiave, durante la primissima infanzia, per “educare” il bambino a gusti variati e ricchi, attraverso l’esempio, l’offerta ripetuta dei cibi sani, senza ricorrere a gratificazioni inadeguate con cibi troppo sapidi e scadenti dal punto di vista nutrizionale, né ad espedienti “esterni” quali giochi da portare a tavola o, peggio ancora, all’effetto ipnotico della tv.
Se prendiamo coscienza dei meccanismi educativi virtuosi, di cui siamo atavicamente portatori, possiamo davvero fare qualcosa di utile ed importante per rendere i nostri figli “onnivori”, evitando loro pericolose restrizioni alimentari.

Influenza della dieta materna durante la gravidanza e l’allattamento sul programming metabolico del bambino

sabato, 29 gennaio 2011

Molti studi dimostrano il ruolo di programming che ha la nutrizione della madre nei confronti del metabolismo del feto1.
Obiettivo dello studio prospettico randomizzato e controllato condotto dal Dipartimento di pediatria dell’ospedale universitario di Turku, in Finlandia, era valutare l’impatto della dieta materna e del counselling alimentare, durante la gravidanza e l’allattamento, sullo stato metabolico del neonato. Al primo trimestre di gravidanza, 256 donne sono state suddivise in modo random in tre gruppi: uno, il gruppo di controllo, ha  ricevuto il placebo; negli altri due gruppi è stato somministrato il counselling alimentare (dieta/probiotici e dieta/placebo). Il counselling, con randomizzazione in doppio cieco di probiotici (Lactobacillus rhamnosus GG e Bifidobacterium lactis) o placebo, era mirato a ridurre l’eccessivo consumo di grassi saturi e ad aumentare invece l’introito di fibre.
La dieta della madre è stata valutata più volte durante la gravidanza e dopo il parto per mezzo di diari alimentari compilati ogni tre giorni.
A 194 bambini sani all’età di 6 mesi sono stati misurati alcuni marcatori metabolici: la proinsulina sierica split 32-332 e quella intatta, il rapporto tra leptina e adiponectina, lo spessore del grasso sottocutaneo (con p licomteria) e il girovita; gli alti livelli di tali parametri sono stati considerati rappresentativi di uno stato metabolico alterato.
La percentuale di neonati con un alto dosaggio di proinsulina split 32-33 era significativamente inferiore nel gruppo delle donne in counselling dietetico con probiotici (n = 6/62, 9,7%) o placebo (n = 7/69, 10.1%) rispetto al gruppo di controllo/placebo (n = 17/63, 27,0%). Nei neonati, alti livelli di proinsulina risultavano inoltre associati ad un maggiore spessore della plica cutanea e a superiori misure del giro-vita e del rapporto
leptina/adiponectina (P <0,05).
Per quanto riguarda la dieta della madre durante la gravidanza, i terzili più alti e più bassi relativi al consumo di grassi erano associati ad un aumento del rischio di elevati livelli di proinsulina split nel bambino, mentre quelli relativi all’introito di grassi saturi erano associati all’aumento della circonferenza della vita del bambino. Inoltre, i neonati allattati al seno hanno mostrato una riduzione del rischio di elevati livelli di proinsulina split e del rapporto leptina/adiponectina rispetto ai neonati nutriti con latte artificiale.
I ricercatori hanno concluso che le modifiche positive alla dieta materna durante la gravidanza e nel periodo di allattamento al seno possono apportare benefici per la salute metabolica del bambino. Un alto livello di proinsulina split, che riflette avverse condizioni metaboliche durante l’infanzia, può essere abbassato o tenuto sotto controllo grazie a un precoce ed oculato counselling alimentare.

 1“Fetal original hypotesis” di Barker, secondo la quale le alterazioni nella nutrizione e nell’equilibrio endocrino durante l’epoca fetale determinerebbero un adattamento dello sviluppo che modificherebbe in maniera permanente la struttura, la fisiologia e il metabolismo dell’individuo, predisponendolo ad alterazioni cardiovascolari, metaboliche ed endocrine in età adulta.

2 Sostanze strutturalmente simili all’insulina.

 Articolo integrale

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Per chi volesse approfondire l’argomento della “Fetal original hypotesis” consiglio la lettura dei seguenti lavori:

  • Barker JDP Mothers, babies and health in later life Edimburg: Harcourt Brace & Co. Ldt 1998
  • Barker JDP, Fetal origins of coronary heart disease. BMJ 311: 17-174, 1995
  • Cachera R. et al. Adiposity rebound in children: a simple indicator for predicting obesity. Am J Nutr 1984; 39: 129-35

Puoi leggere questo articolo anche su Piano del Cibo

Provocazione n.2

martedì, 28 dicembre 2010

Invito alla vera indignazione

Per lo Zingarelli indignazione è sdegno, vivo risentimento, ed è una parola a tutti nota, in quanto in quest’epoca così strana e colma di contraddizioni, indignarsi sembra essere diventato di moda. Così, allenata dalla politica e dalla cronaca che quotidianamente e ampiamente la fomentano, (leggi tutto)

La scelta alimentare: geni, sensi e condizionamenti

lunedì, 11 ottobre 2010

Alla base delle nostre scelte alimentari vi sono moltissimi fattori che le influenzano in modo vario ma profondo. Si tratta di fattori sensoriali, biologici, socio-culturali e di condizionamento.
La percezione sensoriale dei cibi svolge un ruolo fondamentale. La maggior parte dei sensi è coinvolta in più fasi del consumo alimentare. Per esempio, l’aspetto di un determinato cibo può essere utilizzato dai nostri sensi per dedurne la freschezza o il grado di maturazione; allo stesso modo, tatto e vista hanno un ruolo fondamentale per valutarne la consistenza. Indubbiamente, però, i sensi più importanti nel determinare una scelta alimentare sono il gusto e l’olfatto. Gli odori, infatti, possono essere percepiti sia prima che dopo aver introdotto in bocca un dato alimento. Insieme al gusto, inoltre, l’olfatto contribuisce a produrre la percezione del sapore complessivo di un dato cibo. Come sappiamo, il gusto viene percepito tramite le papille gustative che ricoprono la lingua. Esso consiste nella percezione derivante dalle molecole di cui è composto l’alimento, una volta masticato ed amalgamato dalla saliva. Gli studiosi convengono sull’esistenza di quattro tipi di gusto: il dolce, il salato, l’aspro e l’amaro. Ognuno di noi sa perfettamente quali sono i suoi cibi preferiti e quali, invece, quelli che non gradisce.
Ma le preferenze puramente sensoriali di un cibo si basano sulle esperienze alimentari o sono geneticamente determinate? Gli studi effettuati al riguardo mostrano una innata preferenza per le sostanze dal sapore dolce e, al contrario, un rifiuto precocissimo del sapore amaro. Questo fenomeno, tipico della primissima infanzia, milioni di anni fa ha avuto probabilmente una funzione evolutiva, privilegiando cibi ricchi di zuccheri (fonti energetiche) e sollecitando il rifiuto di sostanze amare, potenzialmente tossiche o non commestibili.
Il rapporto fra sensi e cibo è senza dubbio un argomento interessante, soprattutto oggi, in un’epoca in cui c’è una grande attenzione alla scelta alimentare. Diversi studi suggeriscono che i fattori sensoriali sono ancora cruciali nel determinare la scelta di un cibo, ma la relazione è più complessa ed articolata, a causa di molte altre influenze, quali gli effetti fisiologici o avversi degli alimenti e i fattori psicosociali e culturali. Vorrei soffermarmi in modo particolare sugli ultimi, in quanto convinta che oggi pesino moltissimo sulle scelte alimentari di adulti e bambini. Oggi più che mai, infatti, scegliamo il cibo da mettere a tavola lasciandoci condizionare spesso dalle “credenze”, più o meno corrette, sulle conseguenze provocate da quel determinato alimento sulla nostra salute. Questo tipo di condizionamento sta alla base del modo in cui molti prodotti alimentari vengono pubblicizzati, attraverso immagini e slogan che ne enfatizzano l’effetto positivo sulla salute di chi li acquista. Per non parlare del costante condizionamento del gusto attuato dall’utilizzo smodato, e spesso superfluo, di edulcoranti ed esaltatori di sapidità, che annullano le differenze ed omologano i sapori.
Uno degli effetti indiretti, ma non meno importanti, delle influenze psicosociali relative alle scelte alimentari è la neofobia alimentare, cioè l’evitamento dei cibi nuovi, che spesso rappresenta un grosso problema per molti genitori e può indurre a diete poco variate o, addirittura, monotematiche. I genitori, infatti, influenzano in modo determinante i comportamenti alimentari dei figli, attraverso le loro scelte, le conoscenze, le decisioni, il ruolo, il modello educativo, il comportamento a tavola. È stato dimostrato, ad esempio, che l’esposizione frequente ad un determinato cibo e la sua manipolazione, ne aumenta la preferenza. Un altro dato certo è che gli atteggiamenti verso certi cibi sono appresi tramite l’imitazione: i bambini assaggiano più facilmente un cibo “non familiare” se questo viene precedentemente assaggiato da un adulto presente, in particolare la madre.
L’influenza psicosociale sulle scelte alimentari produce inoltre comportamenti che, a loro volta, hanno implicazioni importantissime. Non dimentichiamo, ad esempio, il valore dell’accettazione: è noto, infatti, che attraverso la scelta di un cibo che tutti assaggiano, il bambino si sente parte di qualcosa: una famiglia, una squadra, un gruppo.
In definitiva, sembra che, sebbene i fattori genetici e i processi fisiologici siano fondamentali per la scelta del cibo, il loro impatto sul comportamento alimentare sia oggi mediato dai fattori psicosociali dai quali è impossibile, o quantomeno difficile, prescindere.
A questo punto quindi dovremmo chiederci come volgere a nostro vantaggio e a vantaggio dei nostri figli queste importanti conoscenze. Senza dubbio dovremmo tornare a recuperare il tempo e il rispetto del gusto, cioè ricominciare ad assaporare ed apprezzare il gusto degli alimenti semplici, per “recuperare” i sensi che un tempo erano alla base della nostra scelta. La rieducazione al gusto permette di sganciarci dal condizionamento della pubblicità e fornisce un ottimo strumento educativo per insegnare ai bambini a diversificare, riconoscere, apprezzare. Noi adulti, inoltre, faremmo bene a ricordare che il rapporto del bambino con il cibo è delicato e complesso e che implica quasi sempre i concetti di “sicurezza”, “autostima”, “accettazione”, oltre che nutrimento, crescita e qualità alimentare. Insomma, nel relazionarci a nutrizione, genetica, sensi e influenze psicosociali dovremmo sempre tener presente che il cibo ci lega, non ci divide; esso non è strumento, ma collante; non è arma, ma vincolo. E’ il legame fra chi nutre e chi è nutrito, dove “nutrire” non è solo “dare da mangiare”, ma aiutare diventare adulti sani ed equilibrati.

EVENTO CORRELATO

Provocazione n. 1

mercoledì, 1 settembre 2010

Stai fermo e mangia, ovvero i bambini e il cibo
nell’era del nutrizionismo 
(leggi l’articolo)

Incontro formativo per mamme preoccupate!

giovedì, 26 agosto 2010

Incontro formativo per mamme con bimbi e ragazzi in sovrappeso.

Per saperne di più scarica la locandina