Archivio dell'autore: Giusi D'Urso

Informazioni su Giusi D'Urso

Giusi D’Urso è nata nel marzo del 1967 a Messina e fino all’età di diciassette anni ha vissuto in un piccolo paese della provincia siciliana. Nel 1984 si è trasferita a Pisa, dove ha terminato il liceo e si è laureata in scienze biologiche. Nonostante gli studi scientifici, ha sempre coltivato la passione per la scrittura e la lettura. Oggi infatti, oltre a lavorare come biologa alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo pisano e privatamente come Nutrizionsista, collabora con un settimanale locale e cura diversi blog di narrativa e poesia. “Il bene tolto” edito da Edizioni Progetto Cultura 2003 (Roma) è il suo romanzo d'esordio. Ha pubblicato inoltre Mangiando in allegria (Felici Editore, 2008), insieme a Paola Iacopetti e Spunti di nutrizione ed altro, (Manidistrega Editrice, 2009).

Che cos’è l’ARFIDF, cioè Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo? 

Informazioni su ARFID (Avoidant-Restrictive Food Intake Disorder)

  • E’ il secondo disturbo alimentare più comune nei bambini di età pari o inferiore a 12 anni.
  • Può essere diagnosticato in bambini, adolescenti e adulti.
  • Le persone con ARFID sono ad alto rischio per altri disturbi psichiatrici, in particolare l’ansia, depressione, e disturbi del comportamento alimentare (soprattutto, anoressia).
  • Il 20% delle persone con ARFID è di sesso maschile.

 

 

Sintomi

  • Alimentazione monotona e o disordinata caratterizzata da mancanza di interesse per il cibo, estrema selettività, ansia e paure per le conseguenze negative dell’alimentazione (ad es. vomito, soffocamento, reazione allergica).
  • L’alimentazione selettiva non è dovuta alla mancanza di risorse disponibili, né a un pervicace controllo del peso e delle forme corporee (come accade nell’anoressia).
  • Può essere accompagnato da:
    • significativa perdita di peso o mancato aumento di peso e altezza
    • carenza nutrizionale (ad es. anemia sideropenica, carenza vitaminica, ecc.).
    • alterazione del funzionamento psicosociale (poca propensione alle amicizie e alla serena condivisione dei momenti conviviali).

Quando sospettare un ARFID?

  • Assunzione limitata o ridotta accompagnata da malessere generale (mal di pancia, mal di testa, problemi gastrointestinali vari).
  • Mancanza di appetito o interesse per il cibo.
  • Paura di soffocamento o vomito.
  • Incapacità o riluttanza a mangiare davanti agli altri (ad es. a scuola, a casa di un amico, al ristorante).
  • Neofobia non risolta in età scolare.
  • Progressiva riduzione della gamma di cibi accettati.

Conseguenze sulla salute

  • Problemi di crescita sia in peso che in altezza.
  • Malnutrizione per difetto con conseguenti affaticamento, debolezza, unghie fragili, perdita di capelli o capelli secchi, difficoltà di concentrazione e riduzione della densità ossea.
  • Perdita di peso o sottopeso grave.
  • Esposizione ad altre patologie.

Domande più frequenti

  • Si può trattare? Sì, esistono dei protocolli di trattamento basati sulla desensibilizzazione sensoriale, il ripristino della copertura dei fabbisogni nutrizionali e l’educazione alimentare rivolta sia al bambino che alla famiglia.
  • Ci sono patologie che possono esporre più frequentemente all’ARFID? E’ stato visto che i bambini con autismo mostrano una maggiore frequenza di selettività alimentare. Ma ARFID può manifestarsi anche in pazienti con sviluppo tipico che hanno subito piccoli traumi in tenerissima età (vomito frequente, sondino naso-gastrico, o altro).
  • Quali sono i professionisti più adeguati al trattamento di ARFID)? È opportuno ce il paziente sia valutato da un medico (pediatra, neupsichiatra, altro specialista) perché formuli una diagnosi esatta. Sarà compito del nutrizionista provvedere alla riabilitazione nutrizionale e all’educazione alimentare. Rispetto alla desensibilizzazione sensoriale è opportuno affidarsi a personale appositamente formato da cui i genitori possono apprendere gli strumenti necessari a gestire autonomamente il problema. L’importante è affidarsi a professionisti che conoscono questo disturbo alimentare e che hanno strumenti per trattarlo.

(Per informazioni e appuntamenti scrivere a giusi.durso@libero.it, o telefonare al 347 0912780).

Riferimenti bibliografici

Nicely, T., Lane-Loney, S., Masciulli, E., Hollenbbeak, C., & Ornstein, R. (2014). Prevalence and characteristics of avoidant/restrictive food intake disorder in a cohort of young patients in day treatment for eating disorders. Journal of Eating Disorders, 2. Doi: 10.1186/s40337-014-0021-3.

Nicholls, D., Lynn, R., & Viner, R. (2011). Childhood eating disorders: British national surveillance study. The British Journal of Psychiatry, 198, 295-301.

Norris, M., Robinson, A., Obeid, N., ,Harrison, M., Spettigue, W., & Henderson, K. (2014). Exploring avoidant/restrictive food intake disorder in eating disorder patients: A descriptive study. International Journal of Eating Disorders, 47, 495-499.

Ornstein, R., Rosen, D., Mammel, K., Callahan, T., Forman, S., Jay, M., et al. (2013). Distribution of eating disorders in children and adolescents using the proposed DSM-5 criteria for feeding and eating disorders. Journal of Adolescent Health, 53, 303-305.

Zucker, N., Copeland, W., Franz, L., Carpenter, K., Keeling, L., Angold, A., et al. (2015). Psychological and psychosocial impairment in preschoolers with selective eating. Pediatrics, 136, 1-9

Per ulteriori informazioni, si possono consultare i seguenti siti:

https://www.ipsico.it/news/arfid-restrizione-evitamento-cibo-bambini/

https://www.istitutobeck.com/disturbo-evitante-restrittivo-assunzione-cibo

https://www.unabreccianelmuro.org/interventi-sulla-selettivita-alimentare/

https://www.aidap.org/2017/che-cose-il-disturbo-evitanterestrittivo-dellassunzione-del-cibo-arfid/

https://keltyeatingdisorders.ca/wp-content/uploads/2017/04/ARFID_NEDA.pdf

 

 

 

 

Immagini di Giusi D’Urso

 

Meraviglioso, dannato zucchero!

Il nostro organismo è costituito da miliardi di cellule che hanno costantemente fame di zucchero. Il cervello è l’organo che ne utilizza di più: un etto abbondante di glucosio ogni giorno. E questo è vero sia per chi è magro che per chi è in sovrappeso. In tempi molto remoti, infatti, è stato proprio lo zucchero a fornire ai primi ominidi la possibilità di sopravvivere a periodi di magra e di sviluppare capacità cognitive elevate. Per dirla tutta, il grasso dei pesci e della carne hanno favorito lo sviluppo di una rete neuronale capace di ideazione e progettazione, ma il glucosio, presente nella frutta e nella verdura (più tardivamente nei cereali) ha rappresentato il carburante adeguato e necessario allo sviluppo del grande cervello. Questo è uno dei motivi per cui il sapore dolce ci è così gradito.
Nell’epoca che stiamo vivendo di zucchero ne abbiamo in abbondanza. Bene, diremmo! Tutto a vantaggio del nostro cervello. Magari fosse così facile. Il problema è che oltre a quello presente nei cereali, nella frutta e nella verdura, lo zucchero oggi viene aggiunto in moltissimi prodotti industriali che quotidianamente entrano nelle nostre case. Per cui tendiamo a consumarne davvero troppo. Anche il comportamento opposto, però, non è corretto: eliminare ogni fonte di glucosio, depennando dalla nostra dieta pane, pasta, dolci e altri alimenti amidacei danneggia una serie di cellule e tessuti che lo richiedono per esplicare le loro normali funzioni, oltre a ridurre la produzione di neurotrasmettitori e neuro-ormoni che ci fanno stare bene e ci rendono di buonumore. E allora? La soluzione, come sempre, è la moderazione. Scegliere alimenti che lo contengono naturalmente può essere un buon inizio.

Scritto per Dimensione Agricoltura

Il buon cibo racconta

Qualche giorno fa, camminando per la campagna, lungo orti profumati e pieni di colori, riflettevo sul buon cibo e su quanto dica, arrivando nel nostro piatto, sulla terra e il lavoro dell’uomo che lo hanno prodotto. Mi è tornato in mente un ricordo lontano: una mattina in cui, poco prima dell’alba, mio padre mi portò a visitare un pastore proprio nel momento in cui veniva cagliato il formaggio. Il pastore mi illustrò i passaggi di quela procedura tanto antica e preziosa e alla fine mi dette da bere una grande tazza di siero e ricotta caldissimi. Sua moglie mi raggiunse per darmi una fetta di pane appena sfornato e così feci una colazione davvero insolita per una ragazzina dei primi anni ’80. Un’esperienza che non avrei raccontato ai miei compagni di scuola per paura di essere presa in giro e che oggi invece non manco di raccontare a tutti i bambini a cui faccio educazione alimentare. Cosa fu quell’esperienza? Un dialogo. Un racconto. Una lezione. Quella colazione che allora mi parve così strana, seppure gustosissima, mi raccontò di quel monte, di quelle pecore e di quei pastori, degli odori di quei pascoli, delle sfumature di quei colori. E mi insegnò che insieme al cibo mangiamo anche la terra e il lavoro da cui proviene e lo percepiamo con ognuno dei nostri sensi. Le percezioni sensoriali sono alla base dell’accettazione di un cibo e della capacità di conoscerlo e gustarlo nella sua interezza, fatta di mille sfumature e mille dettagli. Ecco perché è così importante offrire ai nostri figli solo cibo di qualità, portarli nelle fattorie, raccontare loro la filiera: impareranno ad ascoltare le sensazioni che i loro sensi restituiscono e la storia, antica e preziosa, che da un dato territorio è arrivata fino a loro piatto.

Scritto per Dimensione Agricoltura (immagine tratta dal sito della rivista)

Un piccolo manuale per i progetti a scuola

Educazione Alimentare a Scuola è il nuovo manuale pratico e illustrato che guida il nutrizionista e l’educatore a strutturare ed effettuare i progetti di Educazione Alimentare a scuola.

Disponibile in formato digitale e cartaceo.
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