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Adipometria: una tecnica fondamentale nei percorsi nutrizionali.

Stratigrafia

Stratigrafia quadricipite femorale ex sportiva, in trattamento per sovrappeso.

Lo studio della composizione corporea costuisce la misurazione di uno o più compartimenti corporei. Tale misurazione può essere effettuata a cinque livelli: anatomico, molecolare, cellulare, tessutale e corporeo. La tecnica dell’Adipometria è relativa al livello tessutale ed è in grado di studiare ecograficamente il tessuto adiposo sottocutaneo, il tessuto muscolare e le loro interconnessioni anatomiche. L’Adipometro, infatti, è un ecografo che opera una scansione bidimensionale delle aree anatomiche di cui si desidera valutare le caratteristiche strutturali e morfologiche degli strati adiposi e di quelli muscolari.
Questa tecnica offre molti vantaggi: dalla misura accurata degli spessori tessutali, alla valutazione qualitativa della densità tessutale e la possibilità di confrontare e registrare visibilmente i cambiamenti progressivi nella composizione e morfologia di grasso e muscolo in seguito a riabilitazione nutrizionale e attività motoria. Lo studio delle stratigrafie adipometriche consente al professionista di valutare i progressi nei percorsi di dimagrimento (bambini, adolescenti, adulti, anziani), riabilitazione e convalescenza (patologie, chirurgia, disturbi alimentari), miglioramento della performance sportiva (sia amatoriale che agonistica). Questa valutazione è un prezioso punto di partenza per impostare il piano alimentare e il percorso nutrizionale per l’individuo; ma rappresenta anche un utile strumento di valutazione che permette aggiustamenti, modifiche e adeguamenti del percorso intrapreso.
Importante anche la possibilità di fornire all’individuo un report completo e dettagliato della propria composizione corporea e degli obiettivi raggiunti, quale documento di supporto per eventuali controlli e valutazioni presso altre figure professionali.

L’esame adipometrico non è invasivo e non presenta controindicazioni. 

Servizio disponibile presso il mio studio professionale.
Adipometro BodyMetrix BX2000

L’obeso non è solo il suo peso!

Con gli anni, ho imparato dal mio lavoro che la prima cosa da valutare nei casi di sovrappeso e obesità non è il peso in eccesso, ma l’individuo stesso, fatto di pensieri, comportamenti, gusti, disgusti, emozioni e sentimenti. Valutare solo il suo peso è riduttivo, così come lo è mirare al solo dimagrimento. Una volta raggiunto un peso accettabile, le sue abitudini pregresse torneranno a farla da padrone se non abbiamo lavorato per ristrutturarle e riabilitarle. Il percorso nutrizionale deve essere sostenibile e personalizzato, prevedere momenti di autovalutazione e confronto con altri individui; porre al primo piano la gestione dell’appetito e delle trasgressioni, coerentemente con le abitudini e i bisogni della persona.   Poiché solo acquisendo strumenti pratici e funzionali l’individuo sarà in grado di affrontare i momenti di fragilità e gestirli al meglio. Evitare trasgressioni e gratificazioni significa eludere il problema e rimandarne la soluzione, instaurando un circolo vizioso fra le compulsioni e i sensi di colpa. E’ importante chiarire da subito che gli obiettivi si raggiungono con la collaborazione,  la fiducia nel trattamento e nelle proprie abilità. E, poiché chi ben comincia è a metà dell’opera, credo si debba iniziare da una comunicazione corretta e un atteggiamento di accoglienza e ascolto. Solo così si può riabilitare, risolvere e costruire uomoL’immagine è relativa al trattamento di riabilitazione nutrizionale di un uomo obeso di 40 anni, in assenza di complicanze. Il suo Indice di Massa Corporeo (IMC, o BMI in inglese) si è ridotto in maniera sostanziale e graduale, sin dalle prime settimane di trattamento (fino a questo momento, 14 settimane): l‘individuo non è stato sottoposto a nessuna dieta restrittiva, ma è stato rieducato alla scelta di cibi adeguati, alla gestione dell’appetito, di eventuali momenti di compulsione e di momenti di condivisione a tavola (feste, aperitivi con gli amici, ecc.). Oltre alla rieducazione alimentare, sta seguendo un’attività fisica quotidiana e moderata.

 

 

Immagine e testo di Giusi D’Urso
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Obesità infantile: l’importanza del lavoro integrato

Grafico 1

L’esperienza del trattamento nutrizionale dei bambini obesi o in sovrappeso è davvero molto interessante e, nonostante i numerosi anni di professione, continua a offrirmi nuovi spunti di approfondimento e riflessione. Accade, seguendo questi bambini, che la pratica del nutrizionista debba orientarsi verso tutti i componenti della famiglia, poiché il sovrappeso di un individuo non è, e non può essere, un problema esclusivamente individuale se egli fa parte di un piccola comunità integrata e dinamica come la famiglia. Esso, probabilmente, oltre che di una componente genetica, rappresenta il risultato complessivo di una serie di pratiche poco adeguate che hanno coinvolto e coinvolgono ancora l’intero sistema famiglia. Parlo di abitudini quotidiane inadeguate e della conseguente destrutturazione dello schema alimentare, dalle pratiche di divezzamento a quelle di accudimento a tavola in generale, dalla lista della spesa alle consuetudini in cucina.
Questo è il motivo per cui nel trattamento nutrizionale di un bambino obeso è compreso un lavoro imprescindibile con gli altri componenti della famiglia, oltre a figure che possiamo definire collaterali: fratelli, sorelle, genitori, nonni, baby sitter e altri soggetti che si occupano dell’accudimento del bambino in questione. Nel caso in cui il bambino faccia un’attività fisica oltre a quella scolastica (sarebbe auspicabile!), anche l’istruttore o l’allenatore dovrebbero essere coinvolti prima possibile e invitati a collaborare al percorso di riabilitazione nutrizionale e motivazionale, teso a raggiungere il peso adeguato del bambino attraverso l’acquisizione di strumenti di autoregolazione delle proprie emozioni, una maggiore autonomia nelle scelte alimentari, l’educazione agli assaggi e alle varie esperienze sensoriali che ne conseguono.
Poiché gli adulti che hanno un maggiore impatto sui comportamenti alimentari del bambino sono in genere i genitori, come indica chiaramente gran parte della letteratura scientifica disponibile, è con loro che spesso organizzo incontri e seminari, intercalati agli appuntamenti con il bambino. Quindi, in definitiva, il percorso di riabilitazione nutrizionale di un bambino obeso si basa su almeno due tipi di intervento (esperienziale e ludico col bambino, discorsivo e di approfondimento con i genitori)  tesi a fornire strumenti accessibili e concreti atti all’acquisizione di buona pratiche alimentari. Nei casi in cui la componente psico-emotiva, che fisiologicamente gioca di per sé un ruolo importantissimo nella gestione del comportamento alimentare, fosse così complessa e presente da rendere il percorso nutrizionale più difficoltoso del previsto, la collaborazione con altre figure professionali (psicoterapeuta, pedagogista clinico, neuropsichiatra infantile) può aiutare a sciogliere nodi e dilemmi emersi in itinere e rendere più fluido ed efficace il lavoro del nutrizionista.
Il grafico 1 mostra l’andamento dell’Indice di Massa Corporea di un bambino di 9 anni, arrivato alla mia attenzione nel mese di maggio 2016 con un valore di IMC al di sopra del 95° centile e tuttora in trattamento (mantenimento). I cinque incontri, in cui il piccolo ha seguito il percorso di riabilitazione nutrizionale, è stato pesato e misurato, si sono intercalati a incontri (in questo caso più numerosi, ovvero otto) con i genitori, soprattutto con la mamma, essendo lei ad occuparsi maggiormente dell’approvvigionamento alimentare e della preparazione dei pasti. Durante queste occasioni sono stati affrontati argomenti quali la scelta dei cibi a minore impatto sulla glicemia, l’importanza del movimento all’aperto, la gestione e il contenimento delle compulsioni relative al cibo, il linguaggio più adeguato da adottare in presenza del bambino e la condivisione di momenti conviviali particolari, come le feste di compleanno e altre ricorrenze. Con il piccolo, invece, ogni volta è stata aggiornata la tabella degli assaggi e delle scelte, in base alle nuove esperienze suggerite; è stato affrontato in modo ludico un argomento relativo alla scelta alimentare, attraverso storie, fumetti e disegni; sono stati messi in atto giochi volti ad aumentare la percezione dell’appetito e della sazietà. Il grafico 2 è relativo al IMC di un adolescente di 15 anni che seguo da marzo 2017.

Grafico 2

Grafico 2

In questo caso, gli strumenti forniti al ragazzo sono stati soprattutto di autogestione nei momenti conviviali coi pari, di consapevolezza delle scelte alimentari quotidiane in autonomia, di rieducazione del gusto, che tipicamente a questa età risulta omologato e poco disponibile ad assaporare cibi semplici e non industriali.
L’aderenza al percorso è molto legata alla motivazione che innanzitutto i genitori e di conseguenza il bambino mostrano sin dall’inizio. Ma i risultati, soprattutto se arrivano già dai primi incontri, sono sicuramente un ottimo incentivo, insieme all’atteggiamento accogliente, sereno, giocoso e propositivo del professionista.

 

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farro1

Veloce o leggero?

 

 

farro1Estate, tempo di mare e di cibi leggeri. Ma, attenzione e non scambiare per leggerezza la velocità! Con l’arrivo del caldo, si sa, mettersi ogni giorno ai fornelli non è proprio il massimo. Ma portando a tavola cibi che non richiedono alcuna preparazione si rischia di appiattirsi su affettati, formaggi e tonno in scatola, rischiando di rendere monotona la propria alimentazione e di introdurre più grassi e proteine animali del solito. Per ovviare a questo inconveniente è bene organizzarsi cucinando solo un paio di volte a settimana, facendo le “giuste” scorte da utilizzare poi nei giorni successivi. Un’ottima soluzione la offrono i cereali come il riso integrale e il farro, ma anche il cous cous e la quinoa (pseudocereale) che, una volta prepararti in quantità superiori a quelle necessarie nell’immediato, possono essere conditi, nei giorni successivi, a nostro piacimento con ortaggi stagionali e legumi, anch’essi precedentemente lessati. Ci aiuta molto la produzione estiva di verdure, colorate, versatili e ricche di sali minerali, che di volta in volta possono essere lessate, cotte in umido o consumate crude, oppure cotte al forno. Non dimentichiamo, poi, l’uso delle spezie e delle erbe aromatiche che esaltano i sapori e aiutano la digestione. Infine, da considerare anche i piatti tradizionali come ad esempio la panzanella, che può rappresentare un’ottima soluzione per un pranzo sulla spiaggia se arricchita di una fonte proteica, come le scaglie di grana o ceci lessi, e seguita da un buon piatto di verdura di stagione. Con un po’ di buona volontà e di fantasia, basta investire bene un po’ di tempo ogni settimana per godersi un’estate sana e gustosa.

Scritto per Dimensione Agricoltura

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A Cartosio, la festa della frutta!

Con Emanuela Rosa-Clot ElenaRicci017 ElenaRicci018 ElenaRicci026 RicciElena_0118 RicciElena_0117 RicciElena_0120 RicciElena_0122 RicciElena_0126 RicciElena_0128 RicciElena_0131La presentazione di Ti racconto la terra, a Cartosio (Alessandria), in occasione della festa “Estate Fruttuosa” (8 agosto 2015) è stata un’esperienza bellissima. Un’occasione unica per conoscere un territorio ricco di storia, di saperi popolari e di bella gente.

Un grazie a:
l’mministrazione comunale (in particolare alla vicesindaco M.Teresa Zunino), ad Emanuela Rosa-Clot (direttrice di Gardenia), a Mimma Pallavicini (giornalista esperta in giardini, piante e giardinaggio), a Elena Ricci, fotografa  per avermi inviato queste magnifiche immagini dell’evento.

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Strumenti di nutrizione pediatrica

vitadamamma.comIl pasto assistito è un o strumento utilizzato nel trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) e consiste in un momento di osservazione in cui la paziente (o il paziente) viene assistita durante i pasti da un operatore per aiutarla/o a superare gli ostacoli che impediscono un’assunzione adeguata di nutrienti per quantità e qualità.
Nella mia pratica, tuttavia, ho sperimentato, e negli anni collaudato, un pasto assistito particolare, o più correttamente “osservato”, adattandolo ai problemi alimentari in età pediatrica, che siano relativi all’inappetenza comune, a disordini alimentari di vario tipo o al rifiuto pervicace del cibo. Si tratta di osservare  la bambina o il bambino in questione durante uno dei pasti principali, possibilmente quello che nel racconto dei genitori viene riferito più problematico, e raccogliere in quel contesto una serie di informazioni che possono essere utili al completamento di una buona anamnesi. L’osservazione deve avvenire in totale accordo con i genitori, in completo silenzio da parte dell’operatore e con modalità non invasive.
In genere, questo tipo di osservazione, meglio se ripetuta più di una volta, si rivela molto utile (in qualche caso, addirittura, illuminante) nel reperire informazioni e chiarire dinamiche alimentari complesse.
Sebbene possa risultare una richiesta insolita, soprattutto all’inizio di un percorso di riabilitazione alimentare dei piccoli, il pasto assistito in età pediatrica , come momento di attenta osservazione, rappresenta a mio avviso uno strumento prezioso per chi lavora nell’ambito della nutrizione pediatrica.

 Immagine tratta dal web

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Non solo DCA
Le risposte dei grandi
Se non mangiomi vuoi bene?

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Corso ABNI di nutrizione pediatrica

 

 

 

 

 

 

 

immagine tratta da vitadamamma.com

Educazione alimentare, passione “trasversale”

945623_10201131460678137_865050723_nSono molti i modi in cui si può fare DSCN6199educazione alimentare ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie. Nel mio lavoro ho scelto il metodo esperienziale: fare le cose aiuta a capire cosa sono, quanto sono importanti, come si possono gestire.
Conoscere il cibo, la sua storia, i suoi percorsi – dentro e fuori di noi – è il modo migliore per imparare a sceglierlo.
Oggi, l’educazione alimentare è una disciplina fondamentale: fornisce strumenti per restare in buona salute, aiuta a fare scelte sostenibili, a identificarci con il territorio in cui viviamo, ad arricchire le relazioni umane. Per questo, per la complessità che la contraddistingue è necessario affrontare l’educazione alimentare in modo multidisciplinare, trasversale, attento, approfondito e, possibilmente, giocoso.
In questo m’impegno ogni giorno.DSCN5261

 

 

 

 

 

 

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Immagini di Giusi D’Urso

Corso ABNI di Nutrizione Pediatrica

PEDIATRIA MAGGIO 2015(3)Dal 22 al 24 maggio 2014 a Rimini, presso il Suite Hotel Litoraneo, si svolgerà il corso di Nutrizione Pediatrica destinato ai biologi, medici nutrizionisti e psicologi. Per informazioni ed iscrizioni: corsi@abni.it, oppure consultare il sito. Il programma delle lezioni verrà svolto da personale qualificato, il corso è stato accreditato per l’Educazione Continua in Medicina con 25 crediti.

Visita il sito abni.it