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Grasso: insostenibile leggerezza e insospettabile complessità

bilanciaCapita spesso, durante i percorsi di dimagrimento, di affrontare e dover gestire fasi più o meno lunghe di rallentamento nella perdita di peso. All’inizio, mosso da una grande motivazione e pronto a lasciarsi guidare, l’individuo obeso o in sovrappeso comincia a perdere i primi chili con grande soddisfazione. Prima o poi, però, questa tendenza così rassicurante si attenua o subisce addirittura una battuta d’arresto. I motivi possono essere tanti e diversi: una minore adesione al percorso e la necessità di una nuova spinta motivazionale, l’inadeguatezza del piano alimentare, la mancanza di movimento, l’insorgenza di nuove resistenze metaboliche, ecc. Il fattore peso, inteso come numero espresso dalla bilancia, ha un grande potere sulla persona che cerca di dimagrire: può alimentare il suo buonumore e il suo benessere generale o gettarla nello scoramento più assoluto e riattivare quel circolo vizioso stress/iperalimentazione/senso di colpa/ ricerca di cibo tipicamente alla base di ogni fallimento pregresso. Ma è davvero così importante il peso espresso dalla bilancia ad ogni controllo? Siamo sicuri che ogni volta che esso rimane invariato, siamo davanti a uno stallo metabolico?
Le considerazioni da fare in merito sarebbero numerose e complesse, ma limitiamoci all’aspetto pratico di un reperto come quello accennato. Attraverso la valutazione della

stratigrafia addominale, donna obesa di 47 anni, in menopausa, in riabilitazione nutrizionale

1. Stratigrafia addominale, donna obesa di 47 anni, in menopausa, in riabilitazione nutrizionale. Notare la differenza nello spessore e nella densità degli strati di adipe sottostanti la cute (in alto, strato sottile blu discontinuo): le zone bianche evidenziano uno “svuotamento” del tessuto adiposo.

2. Grafico andamento peso

composizione corporea è spesso possibile evidenziare come, nonostante non vi sia stata una perdita di peso misurabile, il rapporto fra massa magra (muscolo, scheletro, acqua) e massa grassa si sia modificato. Succede di frequente, ad esempio,quando, seguendo un buon piano alimentare e incrementando, anche di poco, l’attività fisica, l’individuo aumenti la sua densità muscolare, in concomitanza o meno di riduzione di adipe. Questo può non solo produrre una stasi nel peso, ma addirittura un aumento ponderale. Ricordiamoci, oltretutto, che il grasso pesa meno del muscolo e delle ossa!
L’immagine 1 mostra la stratigrafia di una donna obesa di 47 anni, in menopausa, il cui percorso di dimagrimento, iniziato ad ottobre e tuttora in corso (finora -12, 7 Kg in 7 mesi circa), è stato graduale e progressivo, ma non senza momenti di stasi o rallentamento della perdita di peso (fig.2). Il suo grasso sottocutaneo addominale, però, ha sempre mostrato modificazioni ad ogni controllo, sottolineando, anche a peso più o meno fermo, un adattamento e un rimodellamento metabolico dovuti ai cambiamenti dell’alimentazione e all’incremento di attività fisica.
Un’altra considerazione, più tecnica ma non meno importante, mette in luce la complessità organica e metabolica del tessuto adiposo, dalla quale nessun programma di dimagrimento potrà mai prescindere. A rischio di annoiarvi un po’, mi pare importante descrivere brevemente le funzioni del grasso e le loro implicazioni.
Il tessuto adiposo comprende due tipologie di grasso: grasso bianco e grasso bruno. Il tessuto adiposo bianco (quello di cui ci preoccupiamo quando siamo in sovrappeso) è una riserva di trigliceridi e un vero e proprio organo endocrino; quello bruno è deputato alla termogenesi e alla regolazione della temperatura corporea. Il primo è, da sempre, all’attenzione della ricerca e della medicina, in quanto sede degli accumuli grassi in eccesso e del fenomeno infiammatorio responsabile dell’obesità.
La fisiologia del tessuto adiposo bianco si è rivelata interessante e complessa, tanto da rendere l’adipe degno dell’appellativo di “organo endocrino”. La sua storia “endocrinologica”  fa capo soprattutto alla scoperta della leptina, avvenuta nel 1994. Si tratta di una sostanza che, agendo attraverso il sistema nervoso simpatico, inibisce la spesa energetica. I livelli circolanti di leptina, importante anche nei fenomeni riproduttivi e nella plasticità neuronale, sono strettamente collegati alla massa grassa e la sua secrezione è aumentata nell’obesità.
Fra le tante molecole prodotte dal tessuto adiposo,  l’adiponectina ha la funzione di amplificare la sensibilità all’insulina. La sua secrezione è ridotta nell’obesità. Questi due ormoni, dunque, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo energetico e nel mantenimento del peso corporeo. Riguardo al contenuto di grassi accumulati nelle cellule adipose (adipociti), dagli studi è emerso che un eccesso lipidico può attivare una serie di segnali chimici tipici dell’infiammazione. La produzione di sostanze infiammatorie e la necrosi delle cellule adipose sono infatti circa tre volte superiori nei soggetti obesi, rispetto ai normopeso. Ma non basta: gli adipociti producono sostanze che agiscono localmente, inibendo l’infiammazione, mantenendo la forma delle cellule stesse, regolandone lo sviluppo e le comunicazioni con altri organi. Al momento, dunque, quello che sappiamo sul grasso è che, oltre ad essere, quando in eccesso, un fattore di rischio per importanti malattie, esso è anche un organo “regolatore”; una sorta di centralina chimica che ci mette in relazione con il mondo esterno, in particolare con il cibo, attraverso la regolazione di sensazioni quali l’appetito, la spinta alla ricerca di alimenti e la sazietà; un vero e proprio organo di “interfaccia” che reagisce a stimoli negativi producendo una batteria di sostanze chimiche che lo invadono e che segnalano una disfunzione agli altri organi (immunitario, endocrino, gastro-enterico).

Chi mai avrebbe immaginato, fino a pochi anni fa, guardandosi allo specchio e magari lamentandosi un po’ per quegli antiestetici cuscinetti adiposi, che fossero la sede di un tale complesso fermento!
A conti fatti, dunque, si potrebbe concludere che il peso di un individuo è solo la punta di un iceberg ben più profondo, complesso e articolato e che, tutto sommato, le sue eventuali periodiche battute d’arresto non sono sempre da leggere come dei fallimenti, ma spesso come fasi di assestamento metabolico e modificazione della composizione corporea. In altri casi, invece, quando da una valutazione approfondita emerga una situazione di totale stallo, è il momento di rifare il punto e capire cosa non sta funzionando, senza scoraggiarsi, né rinunciare al raggiungimento dell’obiettivo, ma trovando insieme a chi vi sta seguendo e guidando la strada più giusta per continuare. Del resto, si sa, ogni cammino è fatto di tanti passi e può prevedere qualche inciampo. L’importante però è continuare a rispettare la scelta di stare meglio, senza fretta, ma con la pazienza e l’attenzione dovute ad ogni grande cambiamento.

Informazioni su sedi, orari e modalità operative dello studio nutrizionale.

 

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Dimagrimento e microbiota intestinale

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La prima immagine è tratta dalle rete. Le altre due appartengono al mio archivio.

 

 

Dimagrimento e microbiota intestinale.

Fino a qualche decennio fa se qualcuno avesse messo in relazione il peso corporeo con la fisiologia intestinale, probabilmente, sarebbe stato considerato un folle visionario. Una parte così poco nobile del nostro corpo può influenzare il metabolismo e l’effetto delle sue disfunzionalità? Lo avremmo chiesto in tanti, magari senza nascondere un pizzico di scetticismo. Eppure, oggi, nessuno si scandalizza sentendo parlare delle influenze che il secondo cervello può esercitare su molte funzioni del nostro organismo. È ormai noto, infatti, che il metabolismo riceve molti segnali regolatori dall’intestino e, in particolare, che la composizione batterica del microbiota, ovvero l’ecosistema batterico che lo popola, può giocare un ruolo importante nell’instaurarsi dell’obesità e di altre patologie, metaboliche e non.
Recentemente innumerevoli evidenze hanno dimostrato come e in quale misura il microbiota intestinale può contribuite all’instaurarsi di patologie quali sindrome metabolica, insulino-resistenza, obesità e diabete di tipo II. In particolare, esso pare strettamente legato agli assorbimenti, al bilancio energetico, all’omeostasi del glucosio e al grado di infiammazione sistemica legata all’obesità. Esperimenti su campioni fecali umani hanno evidenziato la presenza preponderante di particolari phyla batterici nei profili genetici microbici degli obesi. L’ecologia microbica intestinale e il grasso corporeo negli esseri umani è infatti legato a una minore presenza di Bacteroidetes e a una maggiore presenza di Firmicutes, caratterizzati – questi ultimi – da una maggiore capacità rispetto ad altri batteri di metabolizzare carboidrati non digeribili per estrarne energia. La perdita di peso è legata a una riduzione di Firmicutes, una maggiore presenza di Bacteroidetes e in generale una maggiore biodiversità microbica. Queste importanti modificazioni sono facilitate, supportate e mantenute da uno stile di vita sano e un’alimentazione ricca di prebiotici, ovvero di componenti alimentari necessari a nutrire e mantenere in salute il microbiota.
La letteratura scientifica, quindi, indica una strada possibile e percorribile nel trattamento dell’obesità e del sovrappeso: stile di vita sano, dieta adeguata, microbiota a posto!

Grafico peso
BMII grafici riportati di seguito sono relativi a un percorso di dimagrimento in una mia paziente obesa di 47 anni, che, oltre a cambiare le sue abitudini alimentari attenendosi a un piano dietetico aderente ai suoi gusti ma tendente alla riduzione di picchi glicemici e al maggiore consumo di fibra ,  frutto-oligosaccaridi e galatto-oligo-saccaridi, ha iniziato un protocollo di ripopolamento e mantenimento del microbiota intestinale, a base di particolari ceppi di Lactobacilli e Bifidobatteri. Quest’ultimo strumento ha portato a una maggiore regolarità intestinale e ha coadiuvato la perdita di peso, anche in presenza di una scarsa attività fisica. Ma la cosa che più colpisce in questo percorso, iniziato da nove settimane, è la modificazione del gusto e della richiesta alimentare quotidiana: la signora, infatti, non sente più la necessità di zuccheri semplici e ha ridotto spontaneamente le porzioni delle pietanze, in quanto più sazia e più gratificata dalle nuove sensazioni di benessere che il percorso le procura.

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Per approfondire:
1475-2859-10-S1-S10
ismej2011212a

http://www.eufic.org/article/it/artid/The_role_of_gut_microorganisms_in_human_health/

 

 

 

Adipometria: una tecnica fondamentale nei percorsi nutrizionali.

Stratigrafia

Stratigrafia quadricipite femorale ex sportiva, in trattamento per sovrappeso.

Lo studio della composizione corporea costuisce la misurazione di uno o più compartimenti corporei. Tale misurazione può essere effettuata a cinque livelli: anatomico, molecolare, cellulare, tessutale e corporeo. La tecnica dell’Adipometria è relativa al livello tessutale ed è in grado di studiare ecograficamente il tessuto adiposo sottocutaneo, il tessuto muscolare e le loro interconnessioni anatomiche. L’Adipometro, infatti, è un ecografo che opera una scansione bidimensionale delle aree anatomiche di cui si desidera valutare le caratteristiche strutturali e morfologiche degli strati adiposi e di quelli muscolari.
Questa tecnica offre molti vantaggi: dalla misura accurata degli spessori tessutali, alla valutazione qualitativa della densità tessutale e la possibilità di confrontare e registrare visibilmente i cambiamenti progressivi nella composizione e morfologia di grasso e muscolo in seguito a riabilitazione nutrizionale e attività motoria. Lo studio delle stratigrafie adipometriche consente al professionista di valutare i progressi nei percorsi di dimagrimento (bambini, adolescenti, adulti, anziani), riabilitazione e convalescenza (patologie, chirurgia, disturbi alimentari), miglioramento della performance sportiva (sia amatoriale che agonistica). Questa valutazione è un prezioso punto di partenza per impostare il piano alimentare e il percorso nutrizionale per l’individuo; ma rappresenta anche un utile strumento di valutazione che permette aggiustamenti, modifiche e adeguamenti del percorso intrapreso.
Importante anche la possibilità di fornire all’individuo un report completo e dettagliato della propria composizione corporea e degli obiettivi raggiunti, quale documento di supporto per eventuali controlli e valutazioni presso altre figure professionali.

L’esame adipometrico non è invasivo e non presenta controindicazioni. 

Servizio disponibile presso il mio studio professionale.
Adipometro BodyMetrix BX2000

Un bel contributo del collega Marcelli

DIETE? NO, GRAZIE

Come mai, nonostante tante diete e sistemi miracolistici proposti tutti i giorni da giornali, riviste, televisioni e negozi specializzati, l’obesità è in costante aumento piuttosto che diminuire?
Impariamo a conoscere cosa succede quando ci mettiamo a dieta.

STRATEGIE PER DIMAGRIRE

Sono in molti a credere che il sovrappeso e l’obesità siano condizioni derivanti solo da un’eccessiva assunzione di cibo. La strada da seguire per risolvere il problema è già tracciata.
Due sono, infatti, le strategie adottate:

  • ridurre la quantità di cibo (rilevante riduzione o dieta severa);
  • incrementare i tempi da dedicare all’attività fisica (palestra).

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Cultura del cibo ai tempi della Tisanoreica, ovvero come farsi del male in tanti facendo arricchire i pochi.

Una bustina dal colore dorato, o azzurro, a seconda che si tratti di una cena o di un dolce. Scioglierne in acqua il contenuto, senza nemmeno chiedersi di cosa è fatto. Sedersi a tavola (ma non è così strettamente necessario) contenti perchè quella tisana ci farà perdere peso e, pensate, senza neanche aver cucinato. Beh, il massimo, no?
Peccato che “mangiare” sia un’altra cosa. Peccato che le bustine siano costosissime e non siano “cibo”. Peccato che questa idea sia frutto della mente di un imprenditore figlio di erboristi (con tutto il rispetto), non un medico, non un biologo, non un biochimico. Peccato che la sua ambizione reale non sia quella di far stare bene la gente, ma di vendere il suo prodotto.
Ma, soprattutto, peccato che questa ennesima trovata imprenditoriale spazzi via un altra fetta di cultura del cibo e convinca migliaia di persone che è meglio un liofilizzato da sciogliere in acqua di una passeggiata a passo sostenuto in un parco, e di una vita attiva e ricca di scelte “responsabili” e “consapevoli”. Peccato che, e questo credetemi mi fa davvero male, migliaia di ragazzi e ragazzi in piena crisi di identità, magari con il pallino della magrezza estrema, subiscano il condizionamento di tali nefandezze.
Il cibo, come ripeto da anni (e mi sono quasi venuta a noia da me!) è parte di noi e della nostra storia, della nostra crescita come esseri umani. E’ uno strumento sociale e socializzante. Il cibo non è solo nutrimento, è cultura. Non siamo serbatoi, provette di polietilene, macchine. Siamo ancora Homo Sapiens. Veniamo dai raccoglitori nomadi, siamo onnivori bipedi, siamo capaci di sopravvivere a condizioni estreme, siamo capaci di grandi cose.
Perchè, allora, rinunciare al “Sapiens”??? Perchè non porsi domande invece di continuare a delegare la nostra salute e la nostra felicità al mercante di turno?
Sopravvissuti alle ere glaciali, possibile non riconoscere una cialtroneria?