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	<title>Pane e parole</title>
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	<description>Come coniugare due grandi passioni: nutrizione e scrittura</description>
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		<title>Merende antiche e mamme moderne</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca davvero molto strana e, a tratti, inquietante. Un’epoca in cui la buona volontà e l’apertura di alcuni cozzano violentemente con la pigrizia mentale di altri. Questa volta, il motivo del mio cruccio è la vanificazione di un progetto virtuoso proposto, in una classe delle primarie della mia città, da una mamma consapevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/marme.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-584" title="marme" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/marme.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Viviamo in un’epoca davvero molto strana e, a tratti, inquietante. Un’epoca in cui la buona volontà e l’apertura di alcuni cozzano violentemente con la pigrizia mentale di altri.</p>
<p>Questa volta, il motivo del mio cruccio è la vanificazione di un progetto virtuoso proposto, in una classe delle primarie della mia città, da una mamma consapevole e attenta all’alimentazione dei propri figli.</p>
<p>La proposta riguardava l’attesa festa di fine anno per la quale è stata proposta la “merenda antica”, un pomeriggio, cioè, per stare tutti insieme, bambini e genitori, gustando merende quali pane burro e zucchero o marmellata, pane e olio, pane e pomodoro. Mentre di primo acchito la proposta è stata accettata da tutti, al momento di iniziare a gestire l’organizzazione si sente una voce femminile sulle altre proporre:</p>
<p>-         ma se invece della marmellata portassimo la nutella?</p>
<p>Ora, la prima osservazione spontanea è che le nostre nonne e bisnonne (donne antiche), udendo il termine “nutella”, chiederebbero quanto meno spiegazioni sulla tipologia dell’alimento rappresentato. Siamo abituati a chiamarla così, con il suo famigerato nome <span style="text-decoration: underline;">commerciale</span>, la tanto squisita quanto dannosa crema di cioccolato e nocciole che la mamma in questione ha proposto al posto della marmellata (nome <span style="text-decoration: underline;">non commerciale</span> che identifica da sempre un buon cibo a base di frutta!). Rimanendo nell’atmosfera di “merende antiche”, la mamma avrebbe potuto proporre semplicemente pane e cioccolata!</p>
<p>Ma questo continuo ricorso ai marchi e ai cibi “falsi” la dice lunga sulle abitudini alimentari di molte persone (ahimè, i più!) e la dice lunga sulla mancanza di consapevolezza, sulla fatica della scelta e sul rifiuto della scelta stessa. E’ vero, scegliere la cosa giusta, il cibo giusto, è molto faticoso; ancora di più lo è imporre una regola al proprio figlio, soprattutto durante una festa, in cui nessuno accetta di buon grado paletti e ordini e nessuno gradisce bizze e capricci al cospetto di altre famiglie ed altri bambini! Quindi, meglio andare sul sicuro; meglio che la merenda antica contempli un’alternativa moderna ma certamente accettata, che però vanifica inevitabilmente l’obiettivo della proposta iniziale.</p>
<p>Questa dinamica, oggi così comune, è la “delega” che mina fortemente l’autorevolezza e il ruolo del genitore, facendo dei danni indicibili, non soltanto dal punto di vista alimentare.</p>
<p>Se ci pensiamo, è quello che facciamo continuamente, a prescindere dall’essere o meno genitori. Riempiamo i carrelli di prodotti su cui la tv ci indottrina e tutto ciò che va al di là di queste finte scelte ci disorienta e destabilizza. Perché? Perché siamo convinti, forse, di non essere in grado di fare scelte in modo autonomo. Convinti che qualcuno (chi???) ne sappia sempre un po’ più di noi e che debba insegnarci a stare al mondo.</p>
<p>Ma come? Siamo in grado di procreare, scrivere, leggere, avere idee, costruire cose con le mani. Come si può pensare di non essere capaci di dare al proprio figlio delle indicazioni giuste su cosa è bene mangiare e cosa no?</p>
<p>Prendiamoci il tempo di riflettere sulla parola “scelta” e poi facciamola, la nostra scelta, autonoma e consapevole, senza paura delle conseguenze, senza paura di affrontare la fatica di dire di “no” ad un figlio.</p>
<p>Tornando alle “merende antiche”, mi piace pensare che la mamma che le ha proposte con convinzione sia come un seme che, in quella scuola, in quell’ambiente, abbia fatto del suo meglio per germogliare. La terra arida può diventare fertile, se seminata e nutrita con perseveranza e motivazione. Mi piace pensare che le “merende antiche” siano come l’acqua e come il sole: preziosi, necessari e, prima o poi, sono certa, convincenti.</p>
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		<title>L’impopolare, scomoda, cultura del cibo.</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
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		<description><![CDATA[Di cosa parliamo esattamente quando citiamo il cibo nelle nostre conversazioni? Parliamo di diete, di rinunce o di scelte scellerate, e quanto mai assurde, che possano aiutarci a perdere peso (più che a farci stare meglio). Oppure, parliamo di ricette, o meglio, di trasmissioni televisive e di giornali che ce le propinano in grande quantità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/carrello.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-574" title="carrello" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/carrello.jpg" alt="" width="208" height="194" /></a></p>
<p>Di cosa parliamo esattamente quando citiamo il cibo nelle nostre conversazioni? Parliamo di diete, di rinunce o di scelte scellerate, e quanto mai assurde, che possano aiutarci a perdere peso (più che a farci stare meglio). Oppure, parliamo di ricette, o meglio, di trasmissioni televisive e di giornali che ce le propinano in grande quantità, facendoci venire la voglia di parlarne ancora e, subito dopo, quella di metterci a dieta.</p>
<p>Dipende anche dai luoghi, fateci caso. Dal parrucchiere si parla di linea, di cellulite e di altre amenità femminili (e non); mentre al supermercato, se si trova il tempo e il modo di farlo, si parla di offerte, prendi tre e paghi due, nuovi prodotti in promozione, vecchie marche che ci danno sicurezza. Una sicurezza vuota, però, costruita, appunto, solo sulla notorietà di quel marchio, piuttosto che di un altro.</p>
<p>Di cosa parliamo, quindi, quando parliamo di cibo? Di un enorme vuoto che, paradossalmente, viene riempito di ansie, miti, aspettative, paure, inconsapevolezze, superficialità. Il cibo è vuoto. Un grande contenitore che attende di essere colmato di tutto ciò che la nostra quotidianità ci pone davanti. Questa immagine non è affatto lusinghiera, se il quotidiano è un continuo condizionamento attraverso immagini di magrezze estreme e, allo stesso tempo, di cibarie finte ma assai succulente che vantano effetti da elisir di lunga vita.</p>
<p>Spostiamo, allora, per un attimo il nostro punto di vista e proviamo a capire il motivo di tanto vuoto e  della difficoltà di riempirlo di cose meno effimere e più utili all’essere umano.</p>
<p>Qualcuno ci ha fatto credere che si può fare a meno della cultura del cibo, cioè di quel variegato ed abbondante bagaglio fatto di sapienza tramandata, di gusto sviluppato negli anni, della certezza atavica dell’istinto, che ognuno di noi si porterebbe “dentro”. Qualcuno, con mezzi potenti ed infallibili, ci ha convinti, e ci riprova ogni giorno, che possiamo fare a meno di scegliere, dandoci l’impressione che tutto ciò di cui abbiamo bisogno sia sempre e ovunque a portata di mano: disponibile, abbondante, a buon prezzo e, soprattutto, salutare e indispensabile.</p>
<p>Questa, in breve, la tipologia di cose che riempie oggi il vuoto che la cultura del cibo ha lasciato.</p>
<p>È terrificante, se pensiamo quale significato ha per ognuno di noi l’atto del mangiare sin dalle primissime fasi dalla nostra esistenza.</p>
<p>La domanda quindi si trasforma e diventa: di cosa dovremmo parlare, allora, ogni volta che parliamo di cibo? Forse, dovremmo iniziare dall’imperativo che un tempo fu unico e imminente, cioè dalla sopravvivenza. E dovremmo spingerci più in là, riflettendo sulla qualità del cibo e della vita (i due concetti sono l’uno padre dell’altro). Dovremmo parlare di “provenienza” e “sicurezza”, lasciarci coinvolgere di nuovo dall’istinto e riabilitare il nostro gusto per i sapori semplici e naturali. Riflettere sulle scelte troppo facili e sulle loro conseguenze che partono da qui, ma si infrangono altrove con una potenza che neppure immaginiamo. Dovremmo, cioè, riempire di nuovo quell’enorme contenitore con una nuova, ma antica e preziosa, cultura del cibo.</p>
<p>Questo, però, pone ed impone altri interrogativi.</p>
<p>Perché è così difficile? Perché chi lavora per “costruire” questa cultura trova davanti a sé ostacoli insormontabili?</p>
<p>L’unica risposta che trovo plausibile è, purtroppo, anche la più grave e cioè che la cultura del cibo sia alquanto impopolare, fastidiosa, destabilizzante e pericolosa, per chi produce il cibo di cui si parla tanto oggi e tutto quello strascico mediatico derivato, che satura il vuoto di cui sopra (cibo spazzatura, diete, prodotti dimagranti, prodotti precotti, confezionati, fortificati, ecc.).</p>
<p>Che dire, poi, dei tentativi educativi e/o riabilitativi messi in atto dalle istituzioni? A me, che sono abituata ad agire e valutare nell’immediato le conseguenze di ciò che faccio, pare che fino a questo momento ci sia stato un grande dispendio di risorse pubbliche senza grandi risultati e pare, altresì, che le metodologie usate siano discutibili e i partners coinvolti non sempre in linea con gli obbiettivi da raggiungere.</p>
<p>Questa, attualmente la nostra pseudo-cultura del cibo (e, purtroppo, non solo): mangiare porcherie per poi mettersi a dieta, smettere di pensare e di scegliere per disimparare a ragionare con la propria testa, lasciarsi fagocitare da questo sistema consumistico estremo per generare rifiuti che poi dovremo smaltire in modo dispendioso, allontanarci dalla terra e dai frutti che produce per aprire scatolette che ci fanno risparmiare tempo, acquistare cibi finti che soddisfano solo il palato, arrecando un danno enorme alla salute e costringendoci a ricorrere a cure farmacologiche, prodotte da un sistema che si vanta di allungarci la vita . A che prezzo?</p>
<p>Questa è la domanda: quanto è alto il prezzo da pagare per questa comoda esistenza piena, zeppa, di scelte altrui e completamente vuota della preziosa cultura del cibo che ci identifichi e ci salvi dal vuoto?</p>
<p>Riflettiamo sui condizionamenti e cominciamo ad annotare, ogni giorno, le nostre scelte alimentari: accanto, due caselle: a) sto scegliendo io b) qualcun altro sta scegliendo per me.</p>
<p>Cominciamo da qui, dal coraggio di metterci in dubbio. Poiché, come qualcuno disse molto tempo fa, meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore.</p>
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		<title>Pasto ospedaliero: l&#8217;iperglicemia è servita!</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 16:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per traversie familiari oggi mi sono trovata ad aiutare, durante il pasto centrale della giornata, un parente ricoverato in ospedale e con grande sconforto ho dovuto constatare quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per raggiungere livelli adeguati di informazione e consapevolezza nel campo dell&#8217;alimentazione. Vi elenco il menu. Il primo piatto era un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per traversie familiari oggi mi sono trovata ad aiutare, durante il pasto centrale della giornata, un parente ricoverato in ospedale e con grande sconforto ho dovuto constatare quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per raggiungere livelli adeguati di informazione e consapevolezza nel campo dell&#8217;alimentazione.</p>
<p>Vi elenco il menu. Il primo piatto era un riso in bianco, il secondo una fetta di caciotta con contorno di carote lesse e un panino di pane bianco. Frutta: una pera. Tralascio i commenti e le considerazioni riguardo la qualità delle materie prime, per concentrarmi su un fattore importantissimo, soprattutto per pazienti allettati: l&#8217;indice glicemico.</p>
<p>Cos&#8217;è l&#8217;indice glicemico (IG)?  E&#8217; la misura di quanto velocemente aumenta il livello di glucosio nel sangue in seguito all&#8217;assunzione di carboidrati (contenuti negli alimenti). Più questo indice è alto, più sarà repentino l&#8217;aumento di zucchero nel sangue (glicemia).</p>
<p>Cosa accade quando la glicemia si impenna? Il nostro pancreas produce insulina, l&#8217;ormone deputato all&#8217;appianamento del picco glicemico. Se il picco glicemico è molto alto verrà prodotta molta insulina che, dopo poco provocherà un&#8217;ipoglicemia di rimando e la nuova necessità di mangiare. Ma cosa accade al glucosio in eccesso che viene &#8220;spazzato&#8221; via dall&#8217;insulina? Ebbene, una parte verrà trasformata in glicogeno di riserva (fegato), il resto subirà un destino piuttosto &#8220;antipatico&#8221;, in quanto esso verrà trasformato in grasso.</p>
<p>Torniamo al nostro pasto ospedaliero. Vorrei mostrarvi gli indici glicemici delle varie pietanze:</p>
<ul>
<li>riso cotto: IG da 69 a 83 (dipende anche dalla tipologia del riso), con un contenuto di carboidrati del 24,2% della parte edibile</li>
<li>carote cotte: IG=49, con un contenuto di carboidrati di 18,3%, contro il 7,3% di quelle crude (per 100 g di parte edibile)</li>
<li>pane bianco: IG=70-90</li>
<li> pera: 38</li>
<li>caciotta: 0</li>
</ul>
<p>Ora, considerando che la pasta semi-integrale si aggira intorno a 38, altri ortaggi, soprattutto crudi, sono vicini allo zero, il pane semi-integrale ai cereali circa 50; considerando anche che per smaltire un&#8217;iperglicemia nell&#8217;immediato l&#8217;unica soluzione non farmacologica è una passeggiata di un&#8217;ora a passo sostenuto, direi che ci si possa chiedere per quale motivo chi stila i menu ospedalieri non si attenga, quanto meno, alla definizione di intervento nutrizionale delle <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1435_allegato.pdf" target="_blank">Linee di Indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera e aziendale</a>, che recita come segue: &#8221;L’intervento nutrizionale ha come obiettivo quello di mantenere e promuovere la salute nel soggetto sano, mentre nel soggetto affetto da patologia ha finalità terapeutiche specifiche e/o di prevenzione delle complicanze.&#8221;<a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/IG.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-561" title="IG" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/IG.jpg" alt="" width="490" height="380" /></a></p>
<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/IG.jpg"><br />
</a>Non oso entrare nel complesso ginepraio delle competenze e delle dinamiche che gestiscono le mense aziendali come quella ospedaliera, né vorrei addentrarmi nell&#8217;annosa questione della qualità e della provenienza delle materie prime che, a giudicare dall&#8217;aspetto, dai resti abbondanti rimasti sul vassoio e dal sapore riferitomi, non dovevano essere il massimo della prelibatezza (altro argomento annoso: lo spreco enorme di risorse alimentari).</p>
<p>Il fatto è, però, che, al di là delle questioni &#8220;burocratiche&#8221; e logistiche (anzi, al di qua), c&#8217;è il diritto al pasto adeguato, sia che si tratti di scuole, che di aziende, che di ospedali. Il diritto all&#8217;alimentazione corretta e sana: un concetto che fa la sua bella figura sui libri, sui testi delle linee guida, sulle pubblicazioni scientifiche, nei convegni tematici, ma che stenta parecchio a trovare un&#8217;adeguata e diffusa applicazione.</p>
<p>E&#8217; il momento, credo, di chiederci perchè.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>Brand-Miller J et al. Dietary glycemic index: health implications. J Am Coll Nut. 2009, 28: suppl. 446S-449S.</p>
<p>Brand-Miller J et al. Glycemic index and obesity. Am J Clin Nutr. 2002; 76 (1): 281S-285S.</p>
<p>La rivoluzione del glucosio. J. Brand-Miller, K. Foster-Powel, S. Colagiuri. Fabbri Editori</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il grasso, questo sconosciuto!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 20:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa il mondo scientifico rivolse una grande attenzione e un’enorme mole di studi alle funzioni intestinali, soprattutto quelle svolte dalla parete assorbente del tenue, e, scoprendone l’importanza e l’influenza su altri sistemi ed apparati, soprannominò l’intestino il “secondo cervello”. Negli ultimi anni assistiamo ad un’analoga attenzione rivolta, questa volta, al tessuto adiposo (il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa il mondo scientifico rivolse una grande attenzione e un’enorme mole di studi alle funzioni intestinali, soprattutto quelle svolte dalla parete assorbente del tenue, e, scoprendone l’importanza e l’influenza su altri sistemi ed apparati, soprannominò l’intestino il “secondo cervello”.</p>
<p>Negli ultimi anni assistiamo ad un’analoga attenzione rivolta, questa volta, al tessuto adiposo (il grasso), le cui funzioni, in realtà, pare vadano molto al di là del mero accumulo di acidi grassi come fonte energetica.</p>
<p>La fisiologia del tessuto adiposo bianco, infatti, si sta rivelando interessante e complessa, tanto da renderlo degno dell’appellativo di “organo endocrino”. La storia “endocrinologica” dell’adipe fa capo soprattutto alla scoperta della leptina, avvenuta nel 1994. Si tratta di una sostanza che, agendo attraverso il sistema simpatico, inibisce la spesa energetica. I livelli circolanti di leptina, importante anche nei fenomeni riproduttivi e nella plasticità neuronale, sono strettamente collegati alla massa grassa e la sua secrezione è aumentata nell’obesità.<a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/grasso-localizzato.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-552" title="grasso localizzato" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/05/grasso-localizzato.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Fra le tante molecole prodotte dal tessuto adiposo,  l’adiponectina ha la funzione di amplificare la sensibilità all’insulina. La sua secrezione è ridotta nell’obesità.<br />
Questi due ormoni, dunque, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del metabolismo energetico e nel mantenimento del peso corporeo.</p>
<p>Riguardo al contenuto di grassi accumulati nelle cellule adipose (adipociti), dagli studi è emerso che un eccesso lipidico può attivare una serie di segnali chimici tipici dell’infiammazione. L’ipotesi suggestiva dell’infiammazione, e della conseguente progressiva morte cellulare degli adipociti, come meccanismo tessutale tipico dell&#8217;obesità, sembra ormai più che probabile: la produzione di sostanze infiammatorie e la necrosi delle cellule adipose sono infatti circa tre volte superiori nei soggetti obesi, rispetto a quelle dei normopeso.</p>
<p>Ma non basta: gli adipociti producono sostanze che agiscono localmente, inibendo l’infiammazione, mantenendo la forma delle cellule stesse, regolandone lo sviluppo e le comunicazioni con altri organi.</p>
<p>Al momento, dunque, quello che sappiamo sul grasso è che, oltre ad essere, quando in eccesso, un fattore di rischio per importanti malattie, esso è anche un organo “regolatore”; una sorta di centralina chimica che ci mette in relazione con il mondo esterno, in particolare con il cibo, attraverso la regolazione di sensazioni quali l’appetito, la spinta alla ricerca di alimenti e la sazietà; un vero e proprio organo di “interfaccia” che reagisce a stimoli negativi producendo una batteria di sostanze chimiche che lo invadono e che segnalano una disfunzione agli altri organi (immunitario, endocrino, gastro-enterico).</p>
<p>Chi mai avrebbe immaginato, fino a pochi anni fa, guardandosi allo specchio e magari lamentandosi un po’ per quegli antiestetici cuscinetti adiposi, che fossero la sede di un tale complesso fermento?!</p>
<p>Chissà che questo non renda il grasso un po&#8217; più simpatico, almeno agli occhi di noi donne, sempre alla ricerca della linea perfetta!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22077152" target="_blank">Infiammatory mediators: tracing links between obesity and osteoarthritis</a></p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22550485" target="_blank">Role of adipokine and other infiammatory mediators&#8230;</a></p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22546364" target="_blank">Age and obesity-associated changes in the expression and activation&#8230;</a></p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22539464" target="_blank">Adipokine and metabolic syndrome risk factor in women&#8230;</a></p>
<h1></h1>
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		<title>L’adolescente, il cibo e la fragilità del gambero!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 21:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiunque si sia trovato alle prese con un adolescente conosce bene quella sensazione particolare, mista a disagio e perplessità, che insorge guardandolo, ascoltandolo e cercando di aprire un varco comunicativo fra il suo tirar su “spallucce” e il suo broncio immotivato. Eppure, l’adolescente, nonostante il suo fare spesso spavaldo e strafottente, è un essere fragilissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2></h2>
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<p>Chiunque si sia trovato alle prese con un adolescente conosce bene quella sensazione particolare, mista a disagio e perplessità, che insorge guardandolo, ascoltandolo e cercando di aprire un varco comunicativo fra il suo tirar su “spallucce” e il suo broncio immotivato. Eppure, l’adolescente, nonostante il suo fare spesso spavaldo e strafottente, è un essere fragilissimo e vulnerabile, in balia di vere e proprie trasformazioni, volte a costruire un’identità, attraverso la risoluzione di problemi che lo sviluppo gli pone continuamente davanti.</p>
<p>In questa fase così particolare e complessa, il cibo assume spesso connotazioni eccezionali e si trasforma, qualche volta, in strumento di ricatto o di “riscatto”, oggetto di scontri  o “incontri”, simbolo di un modello da rifiutare o, al contrario, di nuove strade da percorrere. Può accadere, infatti, che l’adolescente utilizzi il cibo come un vero e proprio linguaggio, rifiutandolo o imitando le scelte alimentari degli altri o ancora, semplicemente, operando scelte completamente diverse dai modelli familiari, utilizzando spesso il corpo come strumento da frapporre fra se stesso e il resto del mondo.</p>
<p>Si tratta di un modo per richiamare l’attenzione degli altri sul proprio stato, sulla propria momentanea fragilità e sui propri bisogni che, mai come in questa fase, necessitano di ascolto, accoglienza e comprensione.</p>
<p>Per spiegare la fragilità e la vulnerabilità di un adolescente, F. Dolto, psicanalista infantile francese vissuto nel secolo scorso, paragona l’adolescente al gambero, il quale, prima di fabbricare il guscio nuovo, perde quello vecchio, restando esposto a gravi pericoli. In questa fase, il gambero resta nascosto sotto le rocce e negli anfratti, fino a quando non avrà un nuovo guscio a difenderlo. Se durante il periodo di estrema fragilità subirà delle ferite, esse rimarranno per sempre sottoforma di cicatrici, nonostante il guscio nuovo le ricoprirà.</p>
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		<title>DiMé, Pompei, 19 e 20 maggio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 12:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni 19 e 20 maggio 2012 Pompei ospiterà DiMè, straordinario evento scientifico e di intrattenimento culturale, dedicato alla Dieta Mediterranea. Orari e programmazione: Sabato 19 Maggio 10:00-18:00 Mostra fotografica DiMè (location: Comune di Pompei - Palazzo De Fusco) 10:00-13:30 Convegno scientifico: “Riscopriamo la Dieta Mediterranea” (location: Palazzo De Fusco - Sala Consiliare del Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>Nei giorni 19 e 20 maggio 2012 Pompei ospiterà DiMè, straordinario evento
scientifico e di intrattenimento culturale, dedicato alla Dieta Mediterranea.</pre>
<pre>Orari e programmazione:

Sabato 19 Maggio
10:00-18:00 Mostra fotografica DiMè
(location: Comune di Pompei - Palazzo De Fusco)

10:00-13:30 Convegno scientifico:
“Riscopriamo la Dieta Mediterranea”
(location: Palazzo De Fusco - Sala Consiliare del Comune di Pompei)

Domenica 20 Maggio
10:00-18:00 Mostra fotografica DiMè
(location: Comune di Pompei - Palazzo De Fusco)

18:00-20:00 Reading letterario
Peppe Lanzetta legge brani scelti a cura Angelo Petrella
(location: Teatro Di Costanzo-Mattiello)</pre>
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		<title>Cultura del cibo ai tempi della Tisanoreica, ovvero come farsi del male in tanti facendo arricchire i pochi.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 09:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
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		<description><![CDATA[Una bustina dal colore dorato, o azzurro, a seconda che si tratti di una cena o di un dolce. Scioglierne in acqua il contenuto, senza nemmeno chiedersi di cosa è fatto. Sedersi a tavola (ma non è così strettamente necessario) contenti perchè quella tisana ci farà perdere peso e, pensate, senza neanche aver cucinato. Beh, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una bustina dal colore dorato, o azzurro, a seconda che si tratti di una cena o di un dolce. Scioglierne in acqua il contenuto, senza nemmeno chiedersi di cosa è fatto. Sedersi a tavola (ma non è così strettamente necessario) contenti perchè quella tisana ci farà perdere peso e, pensate, senza neanche aver cucinato. Beh, il massimo, no?<br />
Peccato che &#8220;mangiare&#8221; sia un&#8217;altra cosa. Peccato che le bustine siano costosissime e non siano &#8220;cibo&#8221;. Peccato che questa idea sia frutto della mente di un imprenditore figlio di erboristi (con tutto il rispetto), non un medico, non un biologo, non un biochimico. Peccato che la sua ambizione reale non sia quella di far stare bene la gente, ma di vendere il suo prodotto.<br />
Ma, soprattutto, peccato che questa ennesima trovata imprenditoriale spazzi via un altra fetta di cultura del cibo e convinca migliaia di persone che è meglio un liofilizzato da sciogliere in acqua di una passeggiata a passo sostenuto in un parco, e di una vita attiva e ricca di scelte &#8220;responsabili&#8221; e &#8220;consapevoli&#8221;. Peccato che, e questo credetemi mi fa davvero male, migliaia di ragazzi e ragazzi in piena crisi di identità, magari con il pallino della magrezza estrema, subiscano il condizionamento di tali nefandezze.<br />
Il cibo, come ripeto da anni (e mi sono quasi venuta a noia da me!) è parte di noi e della nostra storia, della nostra crescita come esseri umani. E&#8217; uno strumento sociale e socializzante. Il cibo non è solo nutrimento, è cultura. Non siamo serbatoi, provette di polietilene, macchine. Siamo ancora Homo Sapiens. Veniamo dai raccoglitori nomadi, siamo onnivori bipedi, siamo capaci di sopravvivere a condizioni estreme, siamo capaci di grandi cose.<br />
Perchè, allora, rinunciare al &#8220;Sapiens&#8221;??? Perchè non porsi domande invece di continuare a delegare la nostra salute e la nostra felicità al mercante di turno?<br />
Sopravvissuti alle ere glaciali, possibile non riconoscere una cialtroneria?</p>
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		<title>L&#8217;agricoltura, cenerentola disconosciuta</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggior parte delle persone conosce poco o nulla, oggi, dell&#8217;articolato e affascinante processo di produzione del cibo. E&#8217; davvero curioso- non credete?- che l&#8217;umanità si nutra di prodotti provenienti dalla terra e sia, di fatto, così disinformata su questi argomenti. Eppure, fino a qualche decennio fa, questa ignoranza e questo disinteresse nei confronti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/DSCN5208.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-529" title="DSCN5208" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/DSCN5208-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>La maggior parte delle persone conosce poco o nulla, oggi, dell&#8217;articolato e affascinante processo di produzione del cibo. E&#8217; davvero curioso- non credete?- che l&#8217;umanità si nutra di prodotti provenienti dalla terra e sia, di fatto, così disinformata su questi argomenti. Eppure, fino a qualche decennio fa, questa ignoranza e questo disinteresse nei confronti della terra che produce il buon cibo erano inimmaginabili. Oggi, purtroppo, è raro, soprattutto nelle città, trovare un bambino che abbia visto un campo di grano, che sappia cos&#8217;è un aratro o che conosca l&#8217;avvicendarsi delle colture stagionali. Un sapere prezioso è andato perduto, lasciando spazio ad un crescente ed insulso consumismo che ha spazzato via la cultura del cibo. Eppure, nella storia dell&#8217;uomo, connotata da carestie, guerre e rivoluzioni, l&#8217;agricoltura e i suoi prodotti sono stati un denominatore costante e comune. Eppure, che ci piaccia o no, l&#8217;agricoltura è stata la prima importante attività socializzante.<br />
Il primo anello di ogni catena alimentare è legato alla terra. Ogni ciclo vitale termina nella terra.<br />
Quando andiamo in vacanza ci preoccupiamo del percorso che dovremo fare, tenendo bene a mente il luogo di partenza e quello di arrivo, con attenzione alle tappe intermedie. Ebbene, mi chiedo, perchè non ci poniamo domande sul nostro &#8220;viaggio&#8221; vitale? Perchè non abbiamo alcuna curiosità sulla nascita del nostro cibo?<br />
La terra ci parla di noi e delle nostre &#8220;radici&#8221;, senza le quali &#8230; dove crediamo di andare?</p>
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		<title>L’adolescente, il cibo e la fragilità del gambero!</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 21:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiunque si sia trovato alle prese con un adolescente conosce bene quella sensazione particolare, mista a disagio e perplessità, che insorge guardandolo, ascoltandolo e cercando di aprire un varco comunicativo fra il suo tirar su “spallucce” e il suo broncio immotivato. Eppure, l’adolescente, nonostante il suo fare spesso spavaldo e strafottente, è un essere fragilissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque si sia trovato alle prese con un adolescente conosce bene quella sensazione particolare, mista a disagio e perplessità, che insorge guardandolo, ascoltandolo e cercando di aprire un varco comunicativo fra il suo tirar su “spallucce” e il suo broncio immotivato. Eppure, l’adolescente, nonostante il suo fare spesso spavaldo e strafottente, è un essere fragilissimo e vulnerabile, in balia di vere e proprie trasformazioni, volte a costruire un’identità, attraverso la risoluzione di problemi che lo sviluppo gli pone continuamente davanti.</p>
<p>In questa fase così particolare e complessa, il cibo assume spesso connotazioni eccezionali e si trasforma, qualche volta, in strumento di ricatto o di &#8220;riscatto&#8221;, oggetto di scontri  o &#8220;incontri&#8221;, simbolo di un modello da rifiutare o, al contrario, di nuove strade da percorrere. Può accadere, infatti, che l’adolescente utilizzi il cibo come un vero e proprio linguaggio, rifiutandolo o imitando le scelte alimentari degli altri o ancora, semplicemente, operando scelte completamente diverse dai modelli familiari, utilizzando spesso il corpo come strumento da frapporre fra se stesso e il resto del mondo.</p>
<p>Si tratta di un modo per richiamare l’attenzione degli altri sul proprio stato, sulla propria momentanea fragilità e sui propri bisogni che, mai come in questa fase, necessitano di ascolto, accoglienza e comprensione.</p>
<p>Per spiegare la fragilità e la vulnerabilità di un adolescente, F. Dolto, psicanalista infantile francese vissuto nel secolo scorso, paragona l’adolescente al gambero, il quale, prima di fabbricare il guscio nuovo, perde quello vecchio, restando esposto a gravi pericoli. In questa fase, il gambero resta nascosto sotto le rocce e negli anfratti, fino a quando non avrà un nuovo guscio a difenderlo. Se durante il periodo di estrema fragilità subirà delle ferite, esse rimarranno per sempre sottoforma di cicatrici, nonostante il guscio nuovo le ricoprirà.</p>
<p>Il 31 marzo 2012, alle 9, 00, presso la sede della Cia di Pisa, ci sarà un incontro dedicato all’alimentazione in adolescenza, per confrontarsi, capire ed approfondire questo tema così delicato.</p>
<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/locandina-adolescenza1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-521" title="locandina adolescenza" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/locandina-adolescenza1-723x1024.jpg" alt="" width="450" height="637" /></a></p>
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		<title>Cibo sano, questo sconosciuto. Alimentazione in adolescenza.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 19:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parliamo di...]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/locandina-adolescenza1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-521" title="locandina adolescenza" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2012/03/locandina-adolescenza1-723x1024.jpg" alt="" width="450" height="637" /></a></p>
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