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L’Orgoglio dell’antieroina
venerdì, 30 novembre 2007Intervista sulla Community di Libero
venerdì, 24 agosto 2007| Una finestra sull’altra metà del cielo
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Dal blog al libro: grazie alla community di Libero, Giusi D’Urso ha coronato il sogno che accarezzava da sempre |
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di Lorenza Provenzano «Sono una scrittrice piccola piccola» scrive Giusi D’Urso sul blog Il bene tolto, che porta il titolo del suo primo romanzo, realizzazione del sogno «che tenacemente – scrive Giusi – mi sono portata dietro». «Ho sempre scritto fin da ragazzina – ci racconta l’autrice de Il bene tolto, in uscita nella prima quindicina di settembre -. E’ una passione ereditata da mio padre, che scriveva lui stesso molto bene e che mi ha trasmesso l’amore per la letteratura e l’opera». Contraddetta e fuggita come tutti i grandi amori, la scrittura è stata messa da Giusi sotto chiave per anni. Gli studi alla facoltà di Biologia di Pisa prima – ora la D’Urso è biologa all’Università -, la nascita delle due figlie e la morte del padre («due eventi forti e importanti, per quanto agli antipodi l’uno dall’altro», dice): questi gli inciampi della vita e del cuore che l’hanno allontanata a lungo dall’attività che per anni Giusi ha coltivato in privato. Fino a che, nel 2005, la D’Urso viene folgorata dall’idea di aprire un blog, Le ali nella testa: «In quegli anni, gli episodi più significativi della mia vita mi hanno costretta a fermarmi per fare il punto della situazione: è stato alla fine di quel percorso che ho capito quanto mi mancasse scrivere». Decisione quanto mai propizia, che le cambia la vita: «Il blog è stato una terapia», ammette Giusi, che pubblicando racconti e pensieri online accetta che la sua scrittura diventi pubblica: «C’era una voglia nuova di condividere che prima non avevo e al tempo stesso ero sfiduciata – spiega Giusi -, pensavo che nessuno si sarebbe interessato ai miei pensieri e ai miei racconti. Invece dopo poche settimane sono stata accettata dalla community e in breve, in modo per me sorprendente s’è formato un gruppo assiduo di lettori che tuttora mi accompagna, insieme con i nuovi che mi scoprono ogni giorno». Grazie al blog, nasce in Giusi l’idea di dare una forma diversa e più compiuta ai suoi scritti: «I miei lettori, tra i quali c’erano giornalisti e perfino editori, mi leggevano, si complimentavano e mi incoraggiavano. Dal blog sono nate anche alcune mie collaborazioni editoriali: insomma, la voglia di scrivere un libro – che avevo sempre avuto – è diventata un proposito serio, coltivato a prezzo di notti insonni, visto che ho un lavoro, una casa e una famiglia da seguire. Una volta terminato il manoscritto, ho seguito l’iter normale di ciascun esordiente, solo con un esito più fortunato rispetto a tanti altri». E’ bastato poco, infatti, a Giusi per centrare l’obiettivo della pubblicazione: solo due settimane dopo aver contattato un numero esiguo di piccoli editori, è arrivata la risposta che molti aspettano invano per anni. Edizioni Progetto Cultura 2003 ha preso a cuore il suo progetto e «ha fatto un lavoro di editing molto serio e puntuale, del quale sono pienamente soddisfatta», dice oggi Giusi. La violenza (sessuale, psicologica e sociale) che attenta all’integrità e alla bellezze delle donne è il tema centrale del libro e ad esso fa riferimento il titolo scelto. «E’ un libro pieno di uomini-fantasma» ha commentato Luciana Castellina, autrice della prefazione (la postfazione reca la firma della classicista Adelaide Cantafio, messinese come la D’Urso): «un’assenza – concorda Giusi – né buona né cattiva». «Il libro non è autobiografico in senso stretto, anche se – spiega l’autrice – c’è molto di me e della mia infanzia, in quel che racconto. La forte differenza tra uomo e donna è una problematica viva per me che, siciliana trapiantata a Pisa, coltivavo da anni il desiderio di raccontare una storia così, con una protagonista forte e fragile al tempo stesso, condizionata dalla controparte maschile nelle sue scelte di vita (non lavora, per esempio, perché il marito non ha voluto) e tuttavia non inacidita dal risentimento: è una donna, quella che descrivo, che non colpevolizza nessuno per le sofferenze subite o per le omissioni della sua vita, come il figlio non fatto». «Spero che sia lettori e lettrici del mio libro colgano il messaggio ultimo che volevo dare: nulla è perso – commenta Giusi -: in ciascuno di noi, ma soprattutto nelle donne, ci sono risorse capaci di risanarci. L’anti-eroina che rappresento nel libro è in grado infatti di riscattarsi da sé, alla fine, e di aprire una finestra (simbolo che ricorre molto nel libro e che ho scelto per l’immagine di copertina) sulla vita». Un messaggio di emancipazione femminile, quello di Giusi, che non passa attraverso la rincorsa ai simboli maschili del potere: «Penso che la discriminazione nei confronti delle donne – conclude Giusi - non partorisca nulla di buono e ci impoverisca tutti. Le donne fanno un lavoro importantissimo comunque, anche se stanno a casa: una madre che cresce un figlio insegna a un uomo a stare al mondo». E scusate se è poco. |
Pubblicato il 16 agosto 2007 su Libero
la mia passione di scrivere
sabato, 7 luglio 2007Le mie parole, sparse tra i fogli che m’hanno accompagnato dall’infanzia, tornano tutte, sulla strada tortuosa della vita. Il mio sogno, che tenacemente mi son portata dietro, sta per diventare realtà.
Il mio desiderio è condividerlo con tutti voi.



