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	<title>Pane e parole &#187; Articoli</title>
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	<description>Come coniugare due grandi passioni: nutrizione e scrittura</description>
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		<title>Il latte della mamma, buon cibo della vita</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 19:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Parliamo di...]]></category>

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		<description><![CDATA[(Pubblicato su Salute Donna) Scrivere di nutrizione infantile è per me, che ho scelto di lavorare coi bambini, sempre una grande gioia. Ma scrivere di allattamento è senza dubbio un’emozione che si rinnova, nel ricordo della mia esperienza di madre e nella gratificazione professionale quotidiana. L’allattamento, sia esso naturale o artificiale, rappresenta un momento decisamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Pubblicato su <a href="http://www.salutedonna.eu/allattamento3.html" target="_blank">Salute Donna</a>)</p>
<p>Scrivere di nutrizione infantile è per me, che ho scelto di lavorare coi bambini, sempre una grande gioia. Ma scrivere di allattamento è senza dubbio un’emozione che si rinnova, nel ricordo della mia esperienza di madre e nella gratificazione professionale quotidiana.</p>
<p>L’allattamento, sia esso naturale o artificiale, rappresenta un momento decisamente magico che connota in modo irreversibile e profondo il rapporto tra il bambino e la sua nutrice.</p>
<p>Tutti sanno che il latte materno è l’alimento ideale per il bambino durante i primissimi anni di vita e che, dal sesto-settimo mese in poi, esso accompagna lo svezzamento, continuando ad apportare fattori protettivi, oltre che relazionali e psicologici.</p>
<p>La situazione italiana relativamente all’allattamento naturale mette in luce che, nonostante i bambini allattati dalla mamma nei primi mesi siano in notevole aumento, il loro numero è ancora inferiore agli standard ottimali. Dato, questo, che deve farci riflettere sulla “cultura” dell’allattamento naturale e sulle strategie che enti e strutture preposti devono mettere sul campo per guidare le madri ed aiutarle a scegliere, in serenità e consapevolezza, il tipo di allattamento da proporre al proprio bambino.</p>
<p>Il latte materno contiene un’ampia gamma di nutrienti e componenti, variabili sia intra- che inter-individualmente e tra popolazioni che lo rendono assolutamente unico. Ogni madre produce, peraltro, il latte adeguato al suo bambino e la percentuale di madri che non possono allattare (per gravi malattie o per insufficienza di latte) è davvero molto bassa. I vantaggi dell’allattamento, com’è noto da tempo, sono molti: dalla protezione anticorpale alla quantità e qualità di nutrienti adeguata al neonato. Vi è poi una caratteristica fondamentale che oggi, nell’era della <em>Globesity</em>, si rivela quanto mai preziosa: l’effetto protettivo nei confronti del sovrappeso e dell’obesità. Molti studi evidenziano, infatti, l’associazione fra l’allattamento naturale prolungato e la crescita adeguata ed equilibrata del bambino. Questo effetto così importante sembra essere legato alla quantità di proteine che nel latte materno è decisamente inferiore (circa 3,5 volte più bassa)  rispetto al latte vaccino. Un apporto eccessivo di proteine nei primi mesi di vita (latti formulati eccessivamente proteici e/o svezzamento precoce), infatti, provocherebbe un aumento di fattori di crescita ad azione insulino-simile che spingerebbero verso un’eccessiva crescita ed aumento ponderale. Il latte materno, inoltre, contiene sostanze ad azione ormonale, quali la leptina e la grelina, che consentono al neonato di autoregolare il rapporto tra fame e sazietà.</p>
<p>Ma nel caso in cui l’allattamento al seno non sia possibile o non venga, in modo del tutto legittimo, scelto dalla mamma, è necessario utilizzare formule per l’infanzia e posticipare comunque l’introduzione di latte vaccino all’anno di età.</p>
<p>I latti formulati sono costituiti da una base di partenza rappresentata dal latte vaccino, che viene profondamente modificato. Le modificazioni riguardano soprattutto la quantità delle proteine, dei sali minerali, degli acidi grassi e degli zuccheri. In questo modo, i latti ottenuti sono in grado di fornire al bambino tutto ciò di cui ha bisogno senza appesantire il suo metabolismo. Gli sviluppi recenti sulla formulazione hanno come obiettivo quello di riprodurre gli effetti funzionali del latte materno, diversamente dalle primissime formulazioni, che miravano ad emularne soltanto la composizione chimica. Ad esempio, oggi, oltre ai latti speciali come quelli anti reflusso o gli idrolisati che permettono un adeguato intervento nutrizionale in caso di alcune patologie, esistono latti formulati contenenti un profilo amminoacidico più simile a quello del latte materno, oltre che la giusta composizione di acidi grassi polinsaturi a lunga catena, importantissimi per lo sviluppo del sistema nervoso, e a probiotici e prebiotici, fondamentali per il mantenimento della flora batterica intestinale.</p>
<p>L’industria, insomma, viene sicuramente incontro alle mamme e ai loro bambini, ma, come abbiamo visto, si rifà continuamente alla natura e a ciò che essa, con una magica alchimia, produce, perpetua e preserva.</p>
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		<title>L&#8217;alimentazione spiegata ai più giovani: quali strategie?</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2011/05/18/lalimentazione-spiegata-ai-piu-giovani-quali-strategie/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 21:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Parliamo di...]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi l&#8217;educazione alimentare è uno degli argomenti più gettonati. Essa è ritenuta necessaria per far fronte all&#8217;epidemia di obesità (Globesity), importante per strutturare buone abitudini nutrizionali nei bambini e negli adolescenti, insostituibile per imparare a leggere le etichette e a fare scelte alimentari consapevoli. Eppure, in reltà, questa disciplina così utile ed interessante viene spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi l&#8217;educazione alimentare è uno degli argomenti più gettonati. Essa è ritenuta necessaria per far fronte all&#8217;epidemia di obesità (Globesity), importante per strutturare buone abitudini nutrizionali nei bambini e negli adolescenti, insostituibile per imparare a leggere le etichette e a fare scelte alimentari consapevoli. Eppure, in reltà, questa disciplina così utile ed interessante viene spesso affrontata in modo frammentario e contraddittorio.</p>
<p>Alcuni paradossi ed incongruenze la connotano. La chiarezza dei messaggi educativi relativi alla necessità di consumare pochi grassi e poco sale, di limitare l&#8217;introito di carne ed incrementare quello di vegetali, di preferire cibi &#8220;veri&#8221;, stagionali e territoriali viene spesso offuscata  e confusa dalla presenza contestuale di messaggi contraddittori ai quali bambini e ragazzi sono sottoposti. Qualche esempio? La presenza di distributori di snack preconfezionati a scuola e nelle palestre, i messaggi pubblicitari che raccontano mezze verità o vere e proprie bugie, la distribuzione nelle scuole di frutta confezionata, cosparsa di antiossidanti e proveniente da lontano, eccetera.</p>
<p>Riflettiamo un attimo: cosa manca? Qual è la vera criticità? Dove sta il <em>bug</em> del sistema?</p>
<p>Probabilmente manca la cosiddetta &#8220;visione d&#8217;insieme&#8221;, ovvero la possibilità di vedere e percepire l&#8217;essere umano come parte integrante di un sistema alimentare globale. Aiuterebbe molto, infatti, porre l&#8217;attenzione sul concetto di interdipendenza dell&#8217;alimentazione umana con tutti i sistemi naturali. Forse questa strategia, messa in atto a scuola, a casa, nei comuni luoghi in cui si fa &#8220;educazione&#8221;, potrebbe aiutare a mettere a fuoco il vero <em>bug</em> del sistema e rendere l&#8217;educazione alimentare più efficace. Così, le domande a cui rispondere non sarebbero solo quelle relative alla salute dell&#8217;uomo e agli alimenti più o meno protettivi, ma contemplerebbero una visione più globale e verterebbero sulla possibilità di un&#8217;alimentazione sostenibile per tutto il pianeta, essere umano compreso.</p>
<p>Un bel libro di Lang e Heasman, pubblicato nel 2004 (<a rel="nofollow" href="http://aof.revues.org/index237.html" target="_blank">http://aof.revues.org/index237.html</a>) sostiene l&#8217;importanza di riconoscere le mutue dipendenze, le relazioni simbiotiche e le forme sottili di manipolazione in campo alimentare e consumistico. Questa prospettiva, che pone al centro dell&#8217;educazione e della consapevolezza la salute dell&#8217;uomo e dell&#8217;ambiente tutto, contrappone dunque alla visione prettamente &#8220;biologica&#8221; quella &#8220;olistica&#8221; più garante della salvaguardia della diversità ecologica.</p>
<p>Sarebbe bello se nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole e nelle nostre palestre si potesse ricostruire il legame fra essere umano e ambiente, sia sul piano cognitivo che su quello etico. Sono convinta, infatti, che insegnare con convinzione e coerenza ai nostri bambini e ai nostri adolescenti che tutto ciò che mangiamo proviene da altri esseri viventi e diviene, una volta mangiato, parte di noi li aiuterebbe a rispettare gli alimenti e le loro fonti, a cibarsene con parsimonia e nel modo più adeguato a preservare lo stato di salute. Sono altresì certa che spiegare loro che nutrirsi significa relazionarsi e condividere, che l&#8217;agricoltura è parte irrinunciabile del nostro sistema sociale e le tradizioni un patrimonio da preservare, li aiuterebbe a crescere più consapevoli delle loro origini e più rispettosi dell&#8217;ambiente che un giorno sarà la loro casa.</p>
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		<title>Influenza della dieta materna durante la gravidanza e l’allattamento sul programming metabolico del bambino</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2011/01/29/influenza-della-dieta-materna-durante-la-gravidanza-e-l%e2%80%99allattamento-sul-programming-metabolico-del-bambino/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 07:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[consigli di lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti studi dimostrano il ruolo di programming che ha la nutrizione della madre nei confronti del metabolismo del feto1. Obiettivo dello studio prospettico randomizzato e controllato condotto dal Dipartimento di pediatria dell’ospedale universitario di Turku, in Finlandia, era valutare l’impatto della dieta materna e del counselling alimentare, durante la gravidanza e l’allattamento, sullo stato metabolico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti studi dimostrano il ruolo di <em>programming</em> che ha la nutrizione della madre nei confronti del metabolismo del feto<strong><sup>1</sup></strong>.<br />
Obiettivo dello studio prospettico randomizzato e controllato condotto dal Dipartimento di pediatria dell’ospedale universitario di Turku, in Finlandia, era valutare l’impatto della dieta materna e del counselling alimentare, durante la gravidanza e l’allattamento, sullo stato metabolico del neonato. Al primo trimestre di gravidanza, 256 donne sono state suddivise in modo random in tre gruppi: uno, il gruppo di controllo, ha  ricevuto il placebo; negli altri due gruppi è stato somministrato il counselling alimentare (dieta/probiotici e dieta/placebo). Il counselling, con randomizzazione in doppio cieco di probiotici (Lactobacillus rhamnosus GG e Bifidobacterium lactis) o placebo, era mirato a ridurre l’eccessivo consumo di grassi saturi e ad aumentare invece l’introito di fibre.<br />
La dieta della madre è stata valutata più volte durante la gravidanza e dopo il parto per mezzo di diari alimentari compilati ogni tre giorni.<br />
A 194 bambini sani all’età di 6 mesi sono stati misurati alcuni marcatori metabolici: la proinsulina sierica split 32-33<strong><sup>2</sup></strong> e quella intatta, il rapporto tra leptina e adiponectina, lo spessore del grasso sottocutaneo (con p<em> </em>licomteria) e il girovita; gli alti livelli di tali parametri sono stati considerati rappresentativi di uno stato metabolico alterato.<br />
La percentuale di neonati con un alto dosaggio di proinsulina split 32-33 era significativamente inferiore nel gruppo delle donne in counselling dietetico con probiotici (n = 6/62, 9,7%) o placebo (n = 7/69, 10.1%) rispetto al gruppo di controllo/placebo (n = 17/63, 27,0%). Nei neonati, alti livelli di proinsulina risultavano inoltre associati ad un maggiore spessore della plica cutanea e a superiori misure del giro-vita e del rapporto<br />
leptina/adiponectina (P &lt;0,05).<br />
Per quanto riguarda la dieta della madre durante la gravidanza, i terzili più alti e più bassi relativi al consumo di grassi erano associati ad un aumento del rischio di elevati livelli di proinsulina split nel bambino, mentre quelli relativi all’introito di grassi saturi erano associati all’aumento della circonferenza della vita del bambino. Inoltre, i neonati allattati al seno hanno mostrato una riduzione del rischio di elevati livelli di proinsulina split e del rapporto leptina/adiponectina rispetto ai neonati nutriti con latte artificiale.<br />
I ricercatori hanno concluso che le modifiche positive alla dieta materna durante la gravidanza e nel periodo di allattamento al seno possono apportare benefici per la salute metabolica del bambino. Un alto livello di proinsulina split, che riflette avverse condizioni metaboliche durante l’infanzia, può essere abbassato o tenuto sotto controllo grazie a un precoce ed oculato counselling alimentare.</p>
<p> <em>1“Fetal original hypotesis” di Barker, secondo la quale le alterazioni nella nutrizione e nell’equilibrio endocrino durante l’epoca fetale determinerebbero un adattamento dello sviluppo che modificherebbe in maniera permanente la struttura, la fisiologia e il metabolismo dell’individuo, predisponendolo ad alterazioni cardiovascolari, metaboliche ed endocrine in età adulta</em>.</p>
<p>2 <em>Sostanze strutturalmente simili all’insulina.</em></p>
<p><em> </em><a href="http://www.nature.com/ejcn/journal/v65/n1/full/ejcn2010225a.html">Articolo integrale</a></p>
<p><strong><a href="http://www.nature.com/ejcn/journal/v65/n1/pdf/ejcn2010225a.pdf">Formato pdf</a></strong></p>
<p><em>Per chi volesse approfondire l’argomento della “Fetal original hypotesis” consiglio la lettura dei seguenti lavori:</em></p>
<ul>
<li>Barker JDP Mothers, babies and health in later life Edimburg: Harcourt Brace &amp; Co. Ldt 1998</li>
<li>Barker JDP, Fetal origins of coronary heart disease. BMJ 311: 17-174, 1995</li>
<li>Cachera R. et al. Adiposity rebound in children: a simple indicator for predicting obesity. Am J Nutr 1984; 39: 129-35</li>
</ul>
<p>Puoi leggere questo articolo anche su <a href="http://pianodelcibo.wordpress.com/">Piano del Cibo</a></p>
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		<title>Sovrappeso e obesità infantile: quando iniziare la prevenzione</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2010/04/03/sovrappeso-e-obesita-infantile-quando-iniziare-la-prevenzione/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 08:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[Gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione in età pediatrica]]></category>
		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>

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		<description><![CDATA[L'alimentazione della madre in attesa rappresenta un'ottima e precoce opportunità di prevensione nei confronti delle alterazioni metaboliche del nascituro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È frustrante registrare dagli organi di informazione e dai comunicati del Ministero della Salute che i bambini Italiani sono i più “grassottelli” d’Europa. Soprattutto alla luce del fatto che l’Italia è la culla della dieta<a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/04/obesidad10.png"><img class="alignright size-full wp-image-138" title="obesidad10" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/04/obesidad10.png" alt="" width="156" height="169" /></a> mediterranea, il Paese che vanta la migliore tradizione alimentare, la terra in cui si produce il migliore olio extra vergine d’oliva del mondo. I dati sono gravi e scoraggianti: più di 1.115.000 bambini in Italia sono in sovrappeso e obesi, l’11% dei bambini non fa colazione, il 28% la fa in maniera non adeguata, l’82% fa uno spuntino troppo abbondante a metà mattina e il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura. E ancora, solo 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età (almeno 1 ora al giorno), 1 bambino su 4 guarda la televisione per 4 ore o più al giorno, 1 bambino su 2 ha la televisione in camera.</p>
<p>Alla luce di dati così negativi e preoccupanti è assolutamente necessario puntare sulla prevenzione. Ma qual è il momento per attuarla in modo adeguato ed efficace? Molti studi dimostrano il ruolo di “programming<em>”</em> che ha la nutrizione della madre in attesa nei confronti del metabolismo del feto. L’ipotesi più suggestiva e scientificamente supportata è quella dello studioso J.D.P. Barker, secondo la quale le alterazioni nella nutrizione e nell’equilibrio endocrino durante l’epoca fetale determinerebbero un adattamento dello sviluppo che modificherebbe in maniera permanente la struttura, la fisiologia e il metabolismo dell’individuo, predisponendolo ad alterazioni cardiovascolari, metaboliche ed endocrine in età adulta. Il processo attraverso cui uno stimolo o un danno verificatosi in periodi critici dello sviluppo determinerebbe effetti a lungo termine viene definito, appunto,  <em>programming</em>.</p>
<p>Che dire poi del ruolo dell’alimentazione nei primissimi anni di vita? Tutti sappiamo quanto sia importante l’allattamento materno, sia in termini di prevenzione che di accrescimento. La letteratura scientifica ci supporta anche riguardo al significato e alle conseguenze dell’eccessivo consumo di proteine, assunte ad esempio con molti latti artificiali o durante uno svezzamento inadeguato e precoce, nei primi mesi di vita; inoltre, ricerche recenti dimostrano che l’eccessivo consumo proteico nei primi 24 mesi di vita è legato alla tendenza al sovrappeso corporeo nella seconda infanzia, nell’adolescenza e nell’età adulta. Le basi biologiche del fenomeno sono a tutt’oggi oggetto di studio, ma tutti gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che una sana alimentazione in gravidanza e allattamento sia la chiave per attuare una primissima importante prevenzione nei confronti del sovrappeso infantile. Di fondamentale importanza, quindi, informare le madri in attesa e in allattamento su come alimentare se stesse e il loro piccoli, rendendole “consumatrici alimentari” consapevoli e guidandole lungo il difficile ma quanto mai straordinario percorso della maternità.</p>
<p>Vedi <a href="http://digilander.libero.it/uforobot/Gravidanza.pdf">evento correlato</a></p>
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		<title>Bambini, sport e alimentazione</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2010/02/17/bambini-sport-e-alimentazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 17:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[I bambini devono essere educati ed incoraggiati a praticare un'attività fisica, organizzata e programmata o sotto forma di gioco all'aperto. Lo sport è garanzia di benessere e, insieme ad uno stile alimentare corretto, promuove la prevenzione delle patologie metaboliche oltre che a favorire una crescita corretta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/02/imagesCANCWPZE.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-127" title="imagesCANCWPZE" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/02/imagesCANCWPZE.jpg" alt="" width="121" height="125" /></a>Tutti i bambini e gli adolescenti dovrebbero essere educati ed incoraggiati a svolgere attività fisica. Lo sport deve essere considerato necessario per migliorare lo stato di salute e sviluppare nei bambini  capacità comunicative e di interazione sociale, migliorando l&#8217;autostima e l’autocontrollo.<br />
Il fabbisogno nutrizionale dei piccoli che praticano sport prevede un supplemento energetico da assumere attraverso <strong>la normale alimentazione</strong> raccomandata in base all’età, al peso, al sesso ed al tipo di sport praticato. Per il bambino che pratica attività fisica quotidianamente o quasi, sia in modo programmato che come gioco all&#8217;aperto, valgono le raccomandazioni nutrizionali per la popolazione sana. Di seguito, alcune regole fondamentali: attuare una corretta ripartizione dei pasti (cinque pasti al giorno), che comprendano sempre una buona colazione, uno spuntino, un pranzo completo o un piatto unico, una merenda e una cena leggera ed equilibrata; moderare l’eccessivo consumo di alimenti ad alto contenuto di grassi e zuccheri semplici (formaggi, insaccati, dolciumi, merendini); praticare una <strong>dieta variata</strong>, non abusare di bevande dolci che, oltre a non dissetare affatto, aumentano l’introito di zuccheri semplici; consumare alimenti poco raffinati, ricchi di fibra e poveri di edulcoranti e additivi in genere; bere a piccoli sorsi e spesso, durante e dopo l’attività sportiva, per integrare la perdita di liquidi attraverso il sudore.<br />
Ma qual è la fonte adeguata di energia per i piccoli atleti?<br />
Che i carboidrati forniscano energia è ormai cosa nota. Ma la cosa che non tutti sanno è che si tratta di energia <strong>pulita</strong>: infatti dalla combustione (nel senso metabolico del termine) di glucosio si formano, oltre all’energia, acqua ed anidride carbonica. Niente di più pulito, per l’organismo umano! Anche i grassi e le proteine possono fornire energia, ma i loro prodotti di combustione sono meno innocui, lasciando nel sangue molte scorie e impegnando a lungo e profondamente il fegato e i reni. I carboidrati forniscono almeno il 50% dell’energia necessaria a noi tutti quotidianamente. Ma, attenzione, non tutti carboidrati sono uguali. Essi si distinguono infatti in semplici e complessi. I primi producono un repentino innalzamento di glucosio nel sangue, mentre i secondi provocano un picco glicemico più attenuato e forniscono energia per un tempo più prolungato.<br />
Innalzare repentinamente il livello di glucosio nel sangue non è mai una cosa positiva, poiché costringe l’organismo ad un super lavoro per abbassarlo. Ad ogni picco glicemico corrisponde successivamente un brusco abbassamento che, in termini di sintomi macroscopici, crea uno stato di ipoglicemia, cui segue sonnolenza, spossatezza ed immediata necessità di mangiare di nuovo. Per questo è preferibile consumare carboidrati complessi ed accompagnare sempre gli zuccheri con una buona quota di fibra, che rende meno improvvisi e meno intensi i picchi glicemici, quindi meno acuti i sintomi precedentemente accennati.<br />
Che dire delle proteine? Sono sicuramente necessarie al piccolo sportivo per strutturare, sviluppare e mantenere la massa muscolare, ma attenzione a non esagerare, soprattutto con quelle di origine animale, che acidificano il sangue e costringono le ossa a tamponarne l’acidità, liberando bicarbonato di calcio e impoverendo così il tessuto osseo di questo ione prezioso. Ricordiamoci, infatti, che anche molti vegetali, in particolare i legumi associati ai cereali, contengono proteine di buona qualità. E&#8217; sufficiente dunque variare le fonti proteiche (latte e latticini, carne, pesce, uova, legumi) e non superare i tre pasti carnei a settimana, per assumere la giusta quantità e qualità di proteine.<br />
E i grassi? Da non demonizzare, vanno consumati con moderazione e scegliendo quelli giusti (leggi <a href="http://www.giusidurso.com/2010/01/27/gli-oli-tropicali-uno-scherzo-della-natura/" target="_blank">l&#8217;articolo sugli oli tropicali</a>). Essi rappresentano una fonte di energia, un importante materiale di riserva e un nutriente strutturale; ma attenzione a quelli saturi, soprattutto quelli &#8220;nascosti&#8221;, contenuti in merendine e altri cibi preconfezionati.<br />
Che posto dare, infine, all’integrazione? Se ci si nutre in modo vario ed equilibrato il ricorso agli integratori è superfluo. E’ bene sempre ricordare che <strong>non esistono cibi magici</strong> che migliorino le prestazioni sportive: quel ch’è certo, invece, è che nessun cibo e nessun integratore possono sostituire l’allenamento!</p>
<p>Evento correlato: <a href="http://sites.google.com/site/seminarioatleticavirtus/">http://sites.google.com/site/seminarioatleticavirtus/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli oli tropicali? Uno scherzo della natura</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2010/01/27/gli-oli-tropicali-uno-scherzo-della-natura/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 20:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli oli tropicali vengono spacciati per innocui oli vegetali, mentre si tratta di prodotti ricchi di grassi saturi, molto dannosi alla salute.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/01/oli1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-111" title="oli" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2010/01/oli1.jpg" alt="" width="83" height="112" /></a><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;">Nella nostra società la disponibilità di cibo e la sedentarietà<br />
hanno incrementato drammaticamente la prevalenza di obesità, soprattutto in età evolutiva. Dall&#8217;altra parte, i modelli di snellezza estrema che lusingano e angosciano gli adolescenti hanno finito col demonizzare tutti i grassi ed etichettarli come pericolosi, nonostante tali macronutrienti risultino invece indispensabili per il nostro organismo, purchè assunti secondo appropriati criteri qualitativi e quantitativi. La demonizzazione relativa ad alimenti con i quali l&#8217;uomo si nutre da millenni (burro, formaggio, uova) riduce inoltre il valore delle tradizioni e delle culture territoriali, che andrebbe invece difeso quale pilastro del modello alimentare mediterraneo.<br />
Ci sorge spontaneo il dubbio di quali siano allora i grassi buoni e quelli  cattivi. Sul banco degli imputati, accanto ai grassi trans, vi è una categoria di grassi spacciata spesso per &#8220;sana&#8221; ed innocua: gli oli tropicali di cocco, palma e palmisti. Questi oli di origine vegetale rappresentano un vero e proprio scherzo della natura. Infatti, a differenza degli altri oli vegetali (extravergine di oliva e di semi), ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi, quelli tropicali contengono elevate quantità di grassi saturi (come quelli di origine animale), che hanno effetto negativo sul colesterolo e sulla formazione di placche aterosclerotiche (acidi grassi laurico, miristico e palmitico). Se<br />
confrontassimo la percentuale di grassi saturi presente nei vari oli tropicali rispetto a quella presente nel burro toglieremmo a quest&#8217;ultimo il primato negativo che oggi spesso gli viene attribuito. Infatti abbiamo il 91% di grassi saturi nell&#8217;olio di cocco, l&#8217;83% in quello di palma e l&#8217;80% in quello di palmisti; mentre il burro ne contiene solo il 65%, oltre ad offrire un buon contenuto di calcio e vitamine. Ma a cosa servono, allora, gli oli tropicali? Essi garantiscono resistenza, friabilità e palatabilità alle elevate temperature della frittura, anche dopo una settimana di utilizzo intensivo e, cosa fondamentale, sono molto economici. Queste le prerogative che oggi rendono gli oli tropicali &#8220;ottimi&#8221;, dal punto di vista commerciale, per la<br />
produzione di prodotti da forno, patatine fritte confezionate e per la realizzazione di miscele di oli vegetali e grassi animali variamente trattati, che rendono i prodotti più friabili e gustosi. Essendo questi oli di innegabile origine vegetale, essi vengono indicati in etichetta come oli vegetali , &#8220;tranquillizzando&#8221; così il consumatore. Una corretta educazione alimentare renderebbe il consumatore consapevole del loro elevato contenuto in grassi saturi, evitando quindi di preferirli al latte intero, al burro, alle uova e ai nostri tradizionali formaggi. Da non sottovalutare inoltre il problema del danno ambientale provocato alle foreste tropicali dalla coltivazione intensiva di intere zone deforestate, che, una volta utilizzate, vengono abbandonate poiché rese poco fertili dalle stesse modalità di coltivazione e dall&#8217;uso massiccio di pesticidi. Nonostante questo scempio sia sotto gli occhi di tutti e malgrado la mole di evidenze scientifiche sull&#8217;uso di questi oli dannosissimi spacciati per innocui oli vegetali, i dati relativi all&#8217;esportazione di tali prodotti sono davvero inquietanti: per il solo olio di palma si è passati infatti da 126.000 tonnellate nel 1985 a 12.000.000 di tonnellate nel 2007. Insomma, una quantità da capogiro di grassi saturi destinati ad insaporire cornetti, gelati, crackers, fette biscottate, merendine che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole e, quel ch&#8217;è peggio, negli zaini dei nostri figli!</span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;"> </span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;"> </span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;"> </span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;"> </span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;"> </span></p>
<p><span style="font-family: TTE1FDD2C0t00;">Citato in <a href="http://www.prezzinvista.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1574">http://www.prezzinvista.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1574</a></span></p>
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		<title>Il cioccolato fondente:  una fonte preziosa di antiossidanti.</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 16:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cioccolato, cibo degli dei, conosciuto da tempi antichissimi, è un alimento molto ricco di antiossidanti. Se scelto bene e consumato con moderazione, esso è fonte di benessere fisico e mentale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em><img style="width: 237px; height: 198px;" src="http://www.battaglinivenosa.it/ifs/immagini/cioccolato%5B1%5D.jpg" border="0" alt="" width="400" height="300" align="left" />Teobroma cacao</em>, ovvero “cibo degli dei”: questo il nome scientifico del cacao, la cui storia inizia probabilmente in Messico, dove il clima tropicale ne favorisce da sempre la coltivazione. Dai Maya ai giorni nostri il cacao è stato utilizzato come bevanda e spezia amara, subendo nei secoli numerosi incroci, selezioni geniche e sofisticate lavorazioni. Oggi la tecnologia con cui esso viene manipolato, dando origine a svariate tipologia di cioccolato, è assai progredita e tiene conto anche dell’esigenza di coniugare gusto, tradizioni e attenzione alla sana alimentazione. Obiettivo principale <span> </span>delle industrie cioccolatiere, quindi, <span> </span>è quello di produrre prodotti non solo <em>palatabili </em>e ricercati, ma anche salutari, cioè di comprovata attività biologica, in quantità consone ad uno stile di vita sano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Pur essendo un alimento ipercalorico, cioè ad alta densità energetica (540-560 kcal/100 g di prodotto), il cioccolato, e in particolare quello nero ed amaro (noto come cioccolato fondente), ha eccellenti proprietà nutrizionali che lo rendono adeguato a far parte di un regime alimentare sano ed equilibrato. Fra le qualità del cioccolato fondente ricordiamo </span></p>
<ul style="margin-top: 0cm;" type="disc">
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">il <em><span style="font-style: normal;">bassissimo contenuto in colesterolo</span> </em><em><span style="font-style: normal;">e le elevate quantità di steroli vegetali</span></em>, utili ad abbattere l’assorbimento del colesterolo alimentare (esogeno), mediante un’azione antagonistica nei confronti di quest’ultimo; </span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">un buon contenuto di sali minerali, quali calcio, magnesio e ferro;</span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">la <em><span style="font-style: normal;">presenza di sostanze ad azione psicoattiva</span></em> con effetti euforizzanti e positivi sull’umore e sulla memoria, stimolanti le percezioni sensoriali e riducenti il senso di fatica.</span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma la caratteristica nutrizionale che ormai da tempo fa del cioccolato oggetto di studio da parte di medici e nutrizionisti è il suo alto contenuto di <em><strong><span style="font-style: normal;">polifenoli antiossidanti</span></strong> </em>(flavonoidi e tannini<em><span style="font-style: normal;">)</span></em> di grande importanza biologica, in quanto dotati di proprietà intermedie tra quelle nutrizionali e quelle preventive/curative (sostanze nutraceutiche) e in quanto composti di comprovata efficacia nel limitare il rischio di stress ossidativo. Vediamoli più da vicino.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"> </span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">I polifenoli vengono prodotti dal metabolismo vegetale per svolgere vari ruoli: di difesa contro gli animali erbivori (conferiscono sapore amaro) e contro i funghi patogeni (fitoalessine, antifungini naturali), di supporto meccanico (lignine) e di protezione contro l’aggressione microbica (antocianine).</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Dal punto di vista chimico, i polifenoli sono molecole composte da più molecole di fenolo condensate (il fenolo è un composto organico che possiede uno o più gruppi ossidrilici &#8211; OH &#8211; legati ad un anello aromatico). </span></span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> </span></span></strong><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Perché i polifenoli fanno bene alla salute? </span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Essi sono le molecole antiossidanti più rappresentate nel regno vegetale, abbondando nella frutta (e in alcuni suoi prodotti, come ad esempio il vino), nella verdura fresca, nel tè e, appunto, nel cacao. Proteggono le cellule dai danni </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">causati dai  <span style="color: windowtext;">radicali liberi</span>, che si sviluppano con il normale metabolismo cellulare e a causa dell’invecchiamento fisiologico dei tessuti; ma anche in seguito ad eventi stressogeni, come radiazioni, <span style="color: windowtext;">fumo</span>, agenti inquinanti, <span style="color: windowtext;">raggi UV</span>, stress emotivo e fisico, additivi chimici, attacchi <span style="color: windowtext;">virali</span> e <span style="color: windowtext;">batterici</span>. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">Uno studio recentissimo, pubblicato dal British Journal of Nutrition<sup>(1)</sup>, </span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">indica il cioccolato fondente quali fonti molto ricche di polifenoli, probabilmente più del vino e del tè verde o nero. Il cioccolato fondente, dunque, possiede un alto valore antiossidante che, in studi sperimentali, modula favorevolmente l&#8217;insulino-resistenza</span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(2)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">, l’ipertensione arteriosa</span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(3)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> e la disfunzione endoteliale </span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(4)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">, spesso associate all&#8217;obesità. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">In questo studio, sono stati valutati gli effetti del consumo di 20 g di cioccolato fondente (contenente 500 mg o 1000 mg di polifenoli), per 2 settimane, sulla glicemia</span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(5)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">, sulla colesterolemia</span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(6)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> e sulla pressione arteriosa, nonché le correlazioni tra questi parametri e la produzione di glucocorticoidi</span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(7)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">, in 40 soggetti sovrappeso o obesi. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Il consumo di cioccolato contenente 500 mg di polifenoli ha prodotto una riduzione significativa, sia della glicemia a digiuno che della pressione arteriosa. L&#8217;assunzione di 1000 mg di polifenoli al giorno non ha comportato effetti diversi sugli stessi parametri. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Lo studio conferma, dunque, i benefici del consumo regolare di dosi moderate di cioccolato fondente sul metabolismo del glucosio e nel controllo della pressione arteriosa in pazienti sovrappeso o obesi. </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span> </p>
<ul>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;"><span> </span>(1)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Almoosawi S, Fyfe L, Ho C, Al-Dujaili E. Br J Nutr. 2009 Oct 13:1-9.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(2)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Alterata capacità dell’ormone pancreatico insulina a sopprimere la produzione di glucosio da parte del fegato e a promuoverne il consumo da parte degli organi periferici.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(3)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Aumento patologico della pressione sanguigna.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(4)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Endoteliale: da endotelio, tessuto che riveste internamente la parete dei vasi sanguigni.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(5)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Concentrazione di glucosio nel sangue.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(6)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Concentrazione di colesterolo nel sangue.</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span><sup><span style="font-family: 'Times New Roman'; color: windowtext;">(7)</span></sup><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Ormoni steroidei, prodotti dalla corteccia surrenale; fra le loro molteplici azioni, ricordiamo la regolazione della quantità di glucosio nei depositi epatici e nel torrente ematico.</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span> </li>
</ul>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">Fonti bibliografiche</span></span></strong></p>
<ul>
<li><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></strong><strong><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Symbol;" lang="EN-GB"><span>·<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">        </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-GB">Nutrition Fundation of Italy (</span></span><span lang="EN-GB"><a href="http://www.nutrition-foundation.it/index.php"><span style="color: #00538d;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">http://www.nutrition-foundation.it/index.ph</span><span style="font-family: Verdana;">p</span></span></a></span><span style="font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-GB"><span style="color: #333333;">)</span></span></li>
<li><span style="font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-GB"> </span><span style="font-family: 'Times New Roman';" lang="EN-GB"><span style="color: #333333;"></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Symbol;"><span>·<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">        </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';">Chimica degli alimenti. Conservazione e trasformazione. P. Cappelli e Vanna Vannucchi. Zanichelli.</span></span></li>
<li><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Symbol;"><span>·<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">        </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';">Biochimica degli alimenti e della nutrizione. Ivo Cozzani e Enrico Dainese. Piccin</span></span></li>
<li><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Symbol;"><span>·<span style="font: 7pt 'Times New Roman';">        </span></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';">Spunti di Nutrizione ed altro. Giusi D’Urso. Manidistrega Editrice.</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;"> </span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="color: #333333;">articolo citato su: <a href="http://www.prontoconsumatore.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=30489:cioccolato-fondente-ottima-fonte-di-antiossidanti&amp;catid=13&amp;Itemid=2">http://www.prontoconsumatore.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=30489:cioccolato-fondente-ottima-fonte-di-antiossidanti&amp;catid=13&amp;Itemid=2</a></span></span></p>
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		<title>Il mio intervento su Panorama</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2009/07/26/il-mio-interbento-su-panorama/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 08:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Panorama del 25 giugno 2009, pag. 76]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/07/panorama1.jpg" title="panorama1.jpg"></a><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/07/panorama2.jpg" title="panorama2.jpg"><img src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/07/panorama2.jpg" alt="panorama2.jpg" /></a></p>
<p>Panorama del 25 giugno 2009, pag. 76</p>
<p><a href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/07/panorama.jpg" title="panorama.jpg"></a></p>
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		<title>Cibo e donne</title>
		<link>http://www.giusidurso.com/2009/04/26/cibo-e-donne-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 19:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusi D'Urso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrizione]]></category>

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		<description><![CDATA[      Relazioni e contraddizioni   Donna è la prima nutrice, dal grembo al seno al primo cucchiaino, colei che provvede alle cure e al sostentamento del proprio piccolo. Donna è l’adolescente che si guarda allo specchio e non si riconosce più nella vita stretta e nei fianchi larghi che la preparano alla fisiologica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span></p>
<div><span style="font-family: 'Times New Roman';"></span></div>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em><a title="ciboedonne_1-1by.JPG" href="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/05/ciboedonne_1-1by.JPG"><img style="width: 274px; height: 207px;" src="http://www.giusidurso.com/wp-content/uploads/2009/05/ciboedonne_1-1by.JPG" alt="ciboedonne_1-1by.JPG" width="216" height="438" /></a> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><em>Relazioni e contraddizioni</em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Donna è la prima nutrice, dal grembo al seno al primo cucchiaino, colei che provvede alle cure e al sostentamento del proprio piccolo. Donna è l’adolescente che si guarda allo specchio e non si riconosce più nella vita stretta e nei fianchi larghi che la preparano alla fisiologica funzione della procreazione. Donna è la cuoca di casa, la nonna o la suocera delle lasagne domenicali, così come la mamma che prepara il pasto caldo della sera e mette tutti intorno al tavolo. Donna, infine, è Eva, che porge la mela ad Adamo.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">Da sempre la donna ha avuto un legame inscindibile con gli alimenti e con il loro consumo. Ecco perché il cibo ha in generale una valenza del tutto particolare nel mondo femminile.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">È interessante notare come la preparazione quotidiana dei pasti per i propri cari abbia assunto nei secoli una valenza emotiva profonda: la donna è divenuta nel tempo fautrice di modificazioni alimentari attraverso metodi conservativi e cotture particolari. Attraverso la produzione di pietanze e pasti la donna ha esercitato nei tempi un potere univoco, riempiendo vuoti e compensando ingiustizie. È stato un percorso lungo e travagliato quello che ha fatto del rapporto fra donne e cibo il connubio che oggi riconosciamo essere così importante.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">All’origine la donna è mera corporeità, un involucro che suscita “appetiti”; dall’altra parte vi è il cibo come godimento e piacere; per cui non stupisce il fatto che da molti piaceri della tavola le donne resteranno a lungo escluse, più vicine allo status di cibo che a quello, maschile, di commensale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">Nel Medioevo alla donna viene attribuita saggezza e capacità di autocontrollo qualora non esageri con il consumo di cibo, dando così al marito e al padre garanzia di sapersi negare al piacere. In questo periodo storico una condizione molto simile a quella che oggi definiamo anoressia nervosa prende la forma del digiuno ascetico, perseguito anche fino alla morte. Ne sono un esempio le vicende di sante come Santa Caterina da Siena (347-1480).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">Nella pittura che va dal Medioevo al ‘700 il nesso tra donna come nutrimento erotico e come nutrice è perfettamente evidente. Attraverso l’arte figurativa infatti ci giungono storie e curiosità legate ai libertini di quel tempo, come Don Giovanni e Casanova, con i quali il rapporto tra donna e cibo subisce ancora nuove trasformazioni, divenendo <span> </span>trasgressione e seduzione: l’allontanamento della donna dai piacere della tavola infatti, in certi dipinti dell’epoca, si trasforma in una trasgressiva fonte di piacere.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">Anche le pozioni magiche di streghe e guaritrici hanno avuto un posto di riguardo nella storia del rapporto fra le donne e il cibo. D’altra parte i pasti confezionati dalle monache di clausura testimoniano la volontà di comunicare con il mondo esterno; questo avviene attraverso la preparazione e l’offerta di cibo agli altri. Torna ancora il concetto di donna-nutrice, che ci conduce fino ai nostri giorni, in una società in cui il piacere del cibo da parte delle donne diventa espressione di eccesso e lusso; basti vedere molti messaggi pubblicitari che raccontano di bagni nel latte o nella cioccolata e che ribadiscono ancora una volta la relazione fra gusto e sensualità.</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';">Nella civiltà dell’opulenza però tutti sono esposti all’offerta eccessiva di cibo e contemporaneamente alle immagini insistenti e penetranti di corpi perfetti. Quindi, accanto all’esaltazione della forma corporea e al benessere vi è l’aumento preoccupante dei disturbi alimentari che originano proprio da rappresentazioni eccessive e si diffondono tra le giovani donne occidentali (su dieci malati nove sono di sesso femminile). L’atto del mangiare, dunque, è strettamente annodato al problema dell’immagine fisica di sé. </span><span style="font-family: 'Times New Roman';">Anoressia, bulimia e tutti i disturbi e le dipendenze legate al cibo, colpiscono migliaia di adolescenti e rappresentano, soprattutto nel mondo femminile, gravissime patologie sempre più diffuse. Quasi sempre le pazienti hanno un’enorme difficoltà a riconoscere i propri bisogni e a farsi aiutare, sviluppando angosce e strategie di difesa, che si esplicitano nel rifiuto di tutto ciò che viene dagli altri e nell’abnorme controllo del proprio rapporto con il cibo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-weight: normal;">Cibo e trasgressione, ma anche controllo sociale, emarginazione delle donne da un lato, e <span> </span>strumento di comunicazione e presa di coscienza dall’altro</span></strong><strong>.</strong></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';">Ancora una volta la complessità dell’universo femminile ci spinge a fare profonde riflessioni su come le relazioni possano, in certi contesti, trasformarsi in contraddizioni e su quanto queste ultime pesino nel bilancio esistenziale della donna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em>Semiofood. Comunicazione e cultura del cibo. Manetti, Bertetti, Prato. Centro Scientifico Editore. 2003</em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em>Donne e cibo. Una relazione nella storia. Muzzarelli e Tarozzi. Bruno Mondadori, Milano. 2003</em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em>Dalle sante ascetiche alle ragazze anoressiche. Il rifiuto del cibo nella storia. Vandereycken e Van Deth. Cortina Raffaello Editore.</em></p>
<p> </p>
<p></span></p>
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